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Ferrara

primo esempio a ferrara 

La delibera popolare che vuole rottamare le calotte Hera: raccolta al Comune

Stefano Ciervo
Scattano le foto-trappole contro gli abbandoni di rifiuti: in dodici isole ecologiche sono operativi gli occhi che controllano chi lascia i sacchetti della spazzatura fuori dalle campane. Ma il M5S critica la decisione del Comune: è una misura da cancellare, mettete piuttosto le telecamere in Gad
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Scattano le foto-trappole contro gli abbandoni di rifiuti: in dodici isole ecologiche sono operativi gli occhi che controllano chi lascia i sacchetti della spazzatura fuori dalle campane. Ma il M5S critica la decisione del Comune: è una misura da cancellare, mettete piuttosto le telecamere in Gad

Quasi mille firme per affidare il servizio rifiuti “in house” I promotori: migliore qualità, niente conflitto d’interessi

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La prima proposta di delibera d’ispirazione popolare di Ferrara è stata protocollata ieri mattina a Palazzo Municipale, ed ha per oggetto uno dei temi più discussi degli ultimi mesi in città: Hera e la nuova raccolta rifiuti. L’idea è di andare appunto al superamento della multiutility, ipotizzando il ritorno di parte del ciclo rifiuti ad una società di proprietà comunale. La proposta è sostenuta da due comitati, Mi rifiuto e Ferraraincomune, è corredata da quasi mille firme ed appare destinata, in caso di successo, a “rottamare” il sistema a calotte.

alle radici della proposta

La delibera nasce nel novembre 2017, dai malumori e dai timori suscitati dall’introduzione delle calotte e «in corrispondenza della scadenza della concessione a Hera per quanto riguarda la raccolta rifiuti - spiega Marcella Ravaglia, di Ferraraincomune, il comitato più vicino alla sinistra - Visto che si andava verso la gara per la nuova concessione, abbiamo inteso esplorare la possibilità di cambiare in maniera radicale».

Cambia tutto

Il succo della proposta è promuovere uno studio di fattibilità per valutare tutti gli aspetti, a partire da quello economico, di un eventuale affidamento diretto della sola raccolta rifiuti ad una società comunale. «Il modello di riferimento è quello di Forlì - spiegano Mauro Ballola, Natascia Cristofori e Paolo Pennini, di Mi Rifiuto, comitato d’ispirazione M5s - con la separazione della raccolta, affidata ad una società in house, dallo smaltimento, che è curato da Hera attraverso una convenzione che sfrutta gli impianti esistenti, nello specifico l’inceneritore. Da sottolineare che a livello Ue la termovalorizzazione non è più considerato il modello di riferimento per il reimpiego dei rifiuti». In Regione sta avanzando una proposta di legge d’iniziativa popolare per favorire con stanziamenti pubblici i Comuni che scelgono società in house per rifiuti e acqua. La separazione tra raccolta e smaltimento, è il ragionamento di Ravaglia, «servirebbe anche a depotenziare il conflitto d’interessi, perché chi deve alimentare gli inceneritori non è incentivato a ridurre la produzione dell’indifferenziata».

Calotta vade retro

L’assunto sembrerebbe smentito dai primi risultati del sistema a calotta, che ha fatto schizzare la differenziata all’87%. «Sì, ma non ci sono dati reali sulla qualità della raccolta, che è sicuramente peggiorata» dicono all’unisono i rappresentanti dei due comitati, al di là delle dichiarazioni Hera sul peggioramento tra il 5 e il 12%. «A Pesaro-Urbino, dove sono stata in vacanza, questo sistema non funziona dopo dieci anni: molto meglio il porta a porta» è l’esempio di Ravaglia. E Mi Rifiuto fa notare che «la legge regionale 16/2015 impone di abbandonare i sistemi di tariffa puntuale che fanno peggiorare la qualità della raccolta». —

Stefano Ciervo

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