Gad, un'altra aggressione col machete
L’inseguimento in pieno giorno, l’aggressione davanti allo sguardo terrorizzato dei residenti
L’inseguimento in pieno giorno, l’aggressione davanti allo sguardo terrorizzato dei residenti, poi i colpi micidiali inferti sulla testa, sembra con un machete o un’accetta. Un cittadino nigeriano di 26 anni è stato ricoverato ieri pomeriggio al Sant’Anna con ferite di arma da taglio sulla scatola cranica. È in condizioni critiche, in pericolo di vita.
Il fatto è avvenuto verso le 17.30. Tra i residenti che hanno descritto la scena ci sono anche padre e figlio che abitano in via Olimpia Morata, zona Gad, la strada dove è avvenuto l’ultimo scontro di una serie che si allunga ogni giorno tra immigrati africani.
L’orrore dei residenti
«Avevamo notato dei ragazzi di colore che si nascondevano dietro alcune auto parcheggiate sotto le abitazioni. E siccome tra queste c’era anche la mia, avevo iniziato a seguire i loro movimenti - racconta uno dei due testimoni - Poi ho visto arrivare quel ragazzo: era inseguito in bici da altre persone, tutte di colore. Quando si è avvicinato i giovani acquattati tra le auto sono saltati fuori, è stato accerchiato - erano in 6 o 7 - e colpito a ripetizione. L’uomo dice di aver visto spuntare nelle mani degli aggressori dei bastoni; un altro testimone ha descritto un accetta, un altro ancora un machete. A terra, vicino al sangue colato in una pozza c’erano i frammenti di una bottiglia.
«L’aggressione è stata violentissima. Ad un certo punto il ragazzo circondato ha smesso di muoversi ed è rimasto a terra, sembrava incosciente - prosegue il testimone – Aveva gli occhi rovesciati, abbiamo pensato che stesse morendo».
difeso da un altro immigrato
Nella confusione generale un altro immigrato aveva tentato di difenderlo. E’ un giovane del Ghana. «Stavo andando a fare la spesa quando ho visto un gruppo di persone che picchiavano quel ragazzo, mi sono avvicinato e sono stato colpito ad un braccio – ha spiegato ieri agli agenti mostrando una lunga ferita – Era una situazione molto violenta, mi dispiace per quel giovane ma non so se in futuro sarò disposto a fare la stessa scelta che ho fatto oggi».
E’ stato lui a descrivere agli agenti l’accetta nelle mani degli aggressori. Ma un altro residente è sicuro di aver visto un machete, non un’accetta («ne sono sicuro»), e sembra la stessa arma ripresa da una foto scattata da un altro residente.
Padre e figlio, i due residenti hanno chiamato i soccorsi. Ma mentre polizia e 118 (ambulanza più automedica) raggiungevano la zona in cui era stata segnalata la rissa, il giovane ferito ha iniziato a dimenarsi. È montato in bici e si è accasciato 2-300 metri dopo, in via Oroboni, dove è stato soccorso e intubato. L’ambulanza è rimasta sul posto circa un’ora e mezza. Sul posto anche il segretario leghista Nicola Lodi: «Una scena terribile - ha detto - quel giovane ha rischiato di essere ucciso». —
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