«Dire di Sì è la fine» I contrari alle fusioni si preparano al voto
l’interventoLo slogan non lascia dubbi, «votando Sì sarà la fine». Una posizione netta, a favore del No al referendum per le fusioni comunali di Ro con Berra e di Tresigallo con Formignana, in...
l’intervento
Lo slogan non lascia dubbi, «votando Sì sarà la fine». Una posizione netta, a favore del No al referendum per le fusioni comunali di Ro con Berra e di Tresigallo con Formignana, in programma per domenica 7 ottobre.
È quella che arriva da un fronte politicamente variegato: Paola Marchi (già consigliere di maggioranza a Tresigallo, poi uscita dal gruppo), Maria Cristina Felisati (capogruppo della lista Basta Sprechi a Ro, dove da sempre rappresenta il centrodestra) e Paolo Zampieri (responsabile del Movimento per il No alle fusioni).
precedenti negativi
Secondo i tre, «mancano evidenze solide» per dire che funzionano le fusioni già attuate sul territorio nazionale. Una «risposta positiva non c’è», anche perché non convince il comitato del No il fattore incentivi, in arrivo grazie alla fusioni. «Sono sì estremamente generosi sulla carta - sostengono Marchi, Felisati e Zampieri - ma incerti nel reale dimensionamento (dipendono dalle risorse stanziate annualmente e dal numero di beneficiari) e soprattutto sono, cosa non da poco, indipendenti dalla qualità dell’esito».
Insomma, dice il trio, «la sensazione è di essere finiti un vicolo cieco, in un cono d’ombra in cui una visione coerente e condivisa non si intravede. È un salto nel buio con molte certezze nel fallimento e praticamente inesistenti possibilità di riuscita.
rilancio che non c’è
Per orientarsi nella scelta del voto, Marchi, Felisati e Zampieri sostengono che bisogna porsi alcuni interrogativi: «Esiste o no un progetto di rilancio globale dei territori? Se esiste, quante risorse servono per realizzarlo? Se non esiste, allora qualsiasi sarà la cifra elargita dallo Stato per la fusione sarà spesa esclusivamente per pagare le spese ordinarie, magari con un po’ di sceneggiate politiche dimostrative ma assolutamente non strategiche».
Vincesse il Sì, «il territorio rimarrà quello di sempre, amministrato allo stesso modo, ma a costi sociali più ampi, insomma peggiorativi per i cittadini», è la certezza dei tre rappresentanti politici.
ex mandamento unito
Il rilancio di Marchi, Felisati e Zampieri è all’insegna del contropiede. Spiegano che «aveva senso l’Unione dei sei Comuni dell’ex Mandamento si trasformasse in fusione com’era l’impegno iniziale (impegno assunto per ottenere i fondi che ora sono andati usati)». D’altronde i tre non negano che «più grande è il territorio, più grandi sono le risorse ottenibili, più attraenti possono essere i progetti». Ne elencano alcuni, di indirizzi su cui impostare un’unione vantaggiosa: una nuova rete informatica e gestionale degli apparati amministrativi e delle municipalizzate, una rete intercomunale per persone e cose, la creazione di una società di partecipazione alle attività industriali del territorio.
incontri pubblici
Nulla di tutto ciò si intravede, secondo il No, con le due fusioni. «Le varie forze politiche continuano in questo altalenare di opinioni ma senza andare al cuore del problema». Marchi, Felisati e Zampieri preparano, infine, incontri pubblici per spiegare le loro motivazioni. —
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