La Nuova Ferrara

Ferrara

in via XX SETTEMBRE 

Santa Apollonia diventerà un nuovo spazio culturale

di Gian Pietro Zerbini
Santa Apollonia diventerà un nuovo spazio culturale

È previsto un restauro per rendere agibile la chiesa chiusa al pubblico dal 1975 Ultimati i lavori potrà ospitare eventi gestiti dal Museo archeologico nazionale

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«Non ci sono pericoli di crollo esterni nella chiesa di Santa Apollonia, mentre all’interno il tempio religioso di via XX Settembre è inagibile».

Paola Desantis, direttrice del museo archeologico, la struttura ministeriale che ha in gestione anche la chiesa di Sant’Apollonia che si trova a pochi metri di distanza, puntualizza e tranquillizza la cittadinanza e risponde all’architetto Alberto Squarcia che aveva sollevato, con tanto di foto sui social, il problema della tenuta dell’edificio a causa di crepe che sembrano dilatarsi lungo la parete. La chiesa, chiusa al culto dal 1975 e successivamente sconsacrata, è passata alla gestione demaniale e non mai stata riaperta al pubblico. Ma per quel luogo si aprono nuove prospettive come spiega Paola Desantis, tanto che finalmente, dopo i lavori, potrà essere aperto alla città.



«Il problema - sostiene la direttrice - è soprattutto all’interno dell’antica chiesa. Tra pochi mesi infatti dovrebbe partire il cantiere per la sistemazione antisismica dell’edificio, soprattutto per sistemare gli stucchi ed evitare crolli. Proprio per questo motivo quest’anno abbiamo evitato di far entrare le persone per le giornate del Fai, ma l’esterno secondo il parere dei tecnici non è a rischio, tanto che non sono state poste transenne di protezione in prossimità della facciata su via XX Settembre».



La chiesa conserva un patrimonio artistico di rispetto, un coro ligneo che necessita di essere restaurato ed un organo a mantice che va ricomposto e che attualmente si trova al sicuro all’interno del museo archeologico. «Per Santa Apollonia - dichiara Desantis - stiamo preparando un programma di rilancio ed è previsto un cambio di destinazione d’uso. Grazie all’ottima acustica di cui la chiesa è dotata, l’intenzione è quella di creare un luogo aperto alla città pere venti culturali e concerto, in sinergia con l’attività che svolgiamo all’interno del museo archeologico».



Occorrerà comunque un buon lavoro di restauro per rendere agibile questo tempio che ha origine nel Seicento con la posa della prima pietra nel 1662 a cura dei frati di San Francesco, che in precedenza vivevano in un oratorio attiguo. Ma il progetto subì delle modifiche nel 1691 con il progetto affidato all’architetto Francesco Mazzarelli che la edificò a pianta ottagonale, con sette altari. Fu consacrata a Santa Apollonia due anni dopo e la facciata fu completata solamente nel 1862 si disegno dell’architetto Antonio Foschini, ornata con un portale proveniente dalla chiesa di Santo Stefano. Nel 1909 vi vennero trasferite le monache di San Vito passate poi nel 1961 a Santa Giustina. Da 43 anni la chiesa è sconsacrata e chiusa al culto e al pubblico. —



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