Da domani si lavora “tax free” «È un peccato andare in ferie»
Felloni (Ascom): nessuna serranda selvaggia, ci sono coppie che riposano a turno per stare in negozio
Domani è il tax free day, la giornata in cui, secondo uno studio Cna, commercianti e artigiani possono cominciare a provvedere a consumi familiari e investimenti aziendali dopo aver lavorato 218 giorni per pagare i tributi. L’anno scorso la soglia di libertà dalle tasse era stata il 3 agosto, nel frattempo il periodo necessario a esaurire gli oneri fiscali si è mangiato altri due giorni.
Le ferie? Un incubo
«Sarà pure una data simbolica, ma cade sempre più avanti, di questo passo arriviamo al 31 dicembre» scherza, ma non troppo il presidente Ascom Giulio Felloni. Tanto più che la scadenza, simbolica quanto vogliamo, scocca in piena estate, quando in teoria le serrande dovrebbero cominciare ad abbassarsi. «Prima le ferie erano attese, ora sono motivo di ansia - continua Felloni - Siamo bersagliati da un tale mole di tasse nazionali e locali, per non parlare della burocrazia e delle bollette, che non si parte certo tranquilli».
Riposi separati per marito e moglie
Se le abitudini dei consumatori sono cambiate, quelle degli esercenti non sono da meno: «C’è chi continua a tenere aperto il negozio anche quando i dipendenti sono in ferie, addirittura conosco casi in cui marito e moglie riposano in periodi diversi per lavorare a turno. A parte i giorni di Ferragosto, il fenomeno della “serranda selvaggia” ormai è solo un ricordo». A stringere il cerchio attorno al commercio, sottolinea il presidente Ascom, non solo tasse e burocrazia, ma anche problemi legati al caos su sconti, saldi, vendite promozionali, concorrenze sleali e contraffazioni. «Servono politiche concrete di rilancio, a cominciare dai centri storici. I bandi generalizzati non bastano e risultano inefficaci soprattutto per le piccole realtà. Un esempio da seguire è quello del Comune di Milano, che ha lanciato un bando mirato per la riqualificazione dei negozi, dando concrete opportunità a chi ha voglia di migliorare».
Nessun investimento
Se quattro mesi di fatturato devono essere spalmati su un’intera annualità il problema, secondo il vicepresidente Confesercenti Alessandro Orsatti, non è tanto tenere aperti o chiusi i negozi, quanto la mancanza di margini per investimenti che, unita a una liberalizzazione indiscriminata e a profondi cambiamenti nelle abitudini dei consumatori, finisce per operare una selezione al ribasso nel settore. «Non è questione di aperto o chiuso - spiega - Anzi in certe circostanze tenere aperto può significare affrontare costi pesanti , specie se si ha merce deperibile. È auspicabile un calo delle tasse, perché i carichi fissi non sono adeguati al potenziale delle imprese, specie quelle di piccole dimensioni che non riescono a delocalizzare». —
Alessandra Mura
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