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«Ciao Fabio, eri un esempio per i ragazzi della tua squadra»

Alessandro Bassi
«Ciao Fabio, eri un esempio per i ragazzi della tua squadra»

Ieri l’addio al motociclista morto a 52 anni in un incidente stradale Il ricordo del fratello Filippo: mi hai fatto da padre, sempre al mio fianco

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COccanile

La chiesa di San Venanzio Martire a Coccanile era piena, ieri mattina. Banchi gremiti. Tante persone in piedi, ai lati della navata, e il piccolo piazzale davanti alla chiesa era affollato. Erano in tanti, ieri mattina, a portare il loro ultimo saluto a Fabio Barducco, vita spezzata a 52 anni da un tragico incidente stradale.

C’erano tanti calciatori o ex calciatori, uomini di sport, ragazzi a cui Fabio, ex calciatore e poi tecnico di formazioni giovanili, aveva insegnato calcio. E poi tanti cittadini, che lo conoscevano, lo stimavano, lo avevano visto crescere. E tanta gente consapevole di non poter più restituire a Fabio Barducco tutto quanto di buono lui aveva dato.

commosso addio

Bara chiara. Fiori bianchi e arancio. In chiesa, la famiglia era vicina, stretta. Si sosteneva. L’officiante, don Leonardo, è il parroco di Coccanile, ma lascia uno spazio anche a don Giorgio, che ha retto per anni la parrocchia e aveva celebrato il matrimonio di Fabio con Lorella. È una lunga omelia, sentita e commossa. E poi letture di Lidia Pocaterra e Daniela Barioni e gli interventi di amici e familiari.

Con le lacrime agli occhi, il fratello di Fabio, Filippo, ha ricordato la sua vita, i valori; poi Filippo ha ricordato che il fratello gli aveva fatto quasi da padre, con la scomparsa, tanti anni fa, del genitore. Di essere stato portato all’azienda in cui Fabio lavorava, la Sitie. E di come gli era stato insegnato a manovrare il trattore del padre. Commozione infinita, e la lettura incerta di chi ha le lacrime agli occhi. Chiusa dall’esortazione a chi si muove per strada a rispettare gli altri utenti, i codici. Un piccolo applauso.

«la tua squadra»

Poi Manrico Beghelli, che era stato suo compagno di squadra a Coccanile: «Eravamo la tua squadra. Noi, eravamo la tua squadra. Gli amici, il gruppo. Adesso ti hanno chiamato a giocare da un’altra parte, in un’altra categoria. E anche se ci sei da poco, sicuramente hai già segnato i primi di tanti altri gol. Hai dato tanto a tutti noi». Poi quattro ragazzi giovanissimi. Praticamente coetanei del figlio Jonatha. I suoi ragazzi. Voci pulite e commosse. «Sei stato– dicono– molto più di un fratello maggiore. Sei stato un altro padre, per gli insegnamenti, l’esempio. Quando arrivavi, quando si sentiva il rumore della moto, la tua grande passione, sapevamo che arrivava il tuo sorriso».

Terminata la funzione, fuori della chiesa, appena arriva il feretro, lasciano andare palloncini arancione e nero. Come la sua moto. Abbracci commossi alla famiglia. E mentre passa la bara, portata dai suoi ragazzi, parte un applauso. Nella vita, su di un campo di calcio e anche per l’ultimo saluto, quando passa Fabio non si può che applaudire. –

Alessandro Bassi

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