In aula dopo il raid con spranghe Condannati e liberati i nigeriani
I giudici: un anno e mezzo di pena, niente carcere come vuole il codice né espulsione perché regolari
Chiedono scusa per le botte ai carabinieri, non spiegano affatto perchè fossero “armati” di spranghe di ferro da 1 metro alle 3 e mezza di notte in pieno centro città e poi patteggiano la pena, il primo ad 1 anno e 2 mesi, l’altro a 1 anno e 6 mesi: pene, spiegano legali e magistrati, alte e mai inflitte per questi reati (resistenza a pubblico ufficiale), ma alla fine i due se tornano a casa, liberi, perchè di più la legge non può fare. Escono dall’aula dove sono stati processati per direttissima poco dopo le 11 , Hassan Braimah, 24 anni e Ahmed Sani, 28 anni, entrambi nigeriani, entrambi regolari, con permesso di soggiorno: per questo motivo non è stato possibile al processo applicare nessuna pena accessoria alla condanna per botte ai carabinieri.
Tutti e due in regola col permesso
Niente espulsione o tantomeno allontanamento (altre le procedure e altre le trafila, che potrebbero però essere attivate a breve). Per loro secondo norme e regole, essendo una pena inferiore ai 2 anni, viene concessa la sospensione condizionale della pena. Ma allora, perchè tutto questo, perchè sono stati liberati, si chiederanno in tanti (anche il ministro Salvini), visto quello che hanno fatto, il pericolo creato, e il possesso, non giustificato di quelle spranghe? I reati contestati ai nigeriani erano resistenza ai carabinieri, lesioni (7 giorni ai militari, non colpiti però con le spranghe), minacce e porto di oggetti atti ad offendere (le spranghe). Con il patteggiamento della pena - l’ammissione della responsabilità e le scuse che hanno biascicato in aula davanti ai giudici - hanno ottenuto le pene che dicevamo: Hassan, 1 anno e 2 mesi , l’altro Ahmed che aveva in più le lesioni ai carabinieri, 4 mesi di più. Pene, spiegavano ieri magistrati e legale dei due nigeriani - l’avvocato d’ufficio Debora Grigolato - comunque alte per questo cumulo di reati.
Il codice penale vale per tutti
Ma di più non si può fare, niente carcere, lo dice il codice penale con norme e regole che valgono per tutti, in generale, e non possono essere aggravate o peggiorate ad personam o a seconda del contesto, del momento storico o politico o dell’allarme sociale: da qui la remissione in libertà. Per i due ragazzi nigeriani, però, nel caso dovessero commettere altri reati, anche i più banali, le porte del carcere si aprirebbero in automatico. Il fascicolo del raid con gli atti del processo chiuso ieri mattina, è già sulla scrivania della pm Isabella Cavallari che sta seguendo le indagini sulla guerra tra bande in città scoppiata da una settimana e che ha lasciato feriti in ospedale e sangue sulle strade. Una indagine che vede squadra mobile e carabinieri impegnati nella identificazione di chi ha partecipato a risse, raid e regolamenti di conti con bastoni, machete e spranghe. Anche perchè lo ricordiamo, Hassan è una delle “vittime” di uno di questi fatti: trovato ferito in Giovecca dopo l’ennesima rissa di lunedì sera.
Attesi Sviluppi dalle indagini
Al processo però non si è entrati nel merito dei fatti e delle spranghe perchè col patteggiamento si valuta la richiesta pena, e procura e giudice la accolgono. Così è stato. I due non hanno dovuto spiegare nulla. Lo dovranno fare a breve, con lo sviluppi delle indagini. —
Daniele Predieri
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