Il ragazzo morto stava provando la moto del fratello
Masi Torello in lutto. Commozione in paese dopo la tragedia «Ha fatto inversione qui nel mio cortile, poi lo schianto»
MASI TORELLO
Marcello Zampini aveva il casco e quella strada la conosceva benissimo. Era la via di casa sua, la stessa che ha percorso migliaia di volte e con tutti i mezzi possibile. Sabato nel tardo pomeriggio qualcosa però è andato storto e lungo quella via Cremona Zampini ha perso la vita, a soli 34 anni.
Marcello Zampini era nel cortile della sua casa a Masi Torello, in via Cremona con alcuni parenti e attorno alle 18 il 34enne ha deciso di provare la moto del fratello più giovane di lui di qualche anno. Una Honda Hornet, un mezzo potente che aveva già guidato altre volte. Non era un principiante, ci sapeva fare con le due ruote e una volta in sella è arrivato fino alla fine della strada al confine di Ferrara per poi tornare indietro, sempre sulla stessa via. «Ha fatto inversione di marcia qui a casa nostra - dicono alcuni residenti - E’ arrivato davanti alla corte ed è tornato indietro. Sono amico di suo papà, l’ho visto nascere quel ragazzo che ha poi anche fatto le scuole con mio figlio. Niente...è arrivato, ha girato, è ripartito e poi abbiamo sentito solo il rumore delle ambulanze. Che dolore».
Dopo aver fatto inversione di marcia, Marcello Zampini è tornato verso casa sua, l’ha superata e dopo circa 200 metri ha perso il controllo della moto, forse dopo aver preso con la ruota il cordolo del marciapiede di una casa ed è stato sbalzato a diversi metri. Un impatto con la strada violentissimo, che non gli ha lasciato scampo nonostante avesse il casco bel allacciato e di quelli grossi, da moto. Il cordolo, forse. Ma anche la strada che certo non è messa benissimo, piena di buche e avvallamenti. Un malore, una distrazione, la velocità che non è riuscito a controllare. Tutto in questo momento può essere stato causa della sua morte.
È stato un vicino a chiamare l’ambulanza e quindi a correre a casa Zampini. Sul posto sono arrivati il fratello e uno zio, quasi in contemporanea con gli uomini del 118 e rimasti a pochi metri di distanza hanno sperato fino all’ultimo che Marcello potesse salvarsi. Ma il tempo passava e il corpo restava immobile, sul prato finché si sono sentiti dire quello che nessuno vorrebbe mai ascoltare.
Ieri mattina il via vai al civico 24 di via Cremona è stato continuo. «Mi dispiace, nessuno in questo momento ha voglia di parlare», ha detto con gentilezza uno dei parenti. La famiglia e gli amici, seduti attorno ad un grande tavolo di plastica bianco posizionato davanti all’uscio di casa, non trovano pace. «È stata una cosa al di fuori di ogni logica - commenta il titolare della gioielleria del paese - Ero compagno di scuola di suo padre, li conosco da sempre. Quando l’ho saputo mi si è gelato il sangue...sarà stato un malore, perché lui quella strada la conosce benissimo e poi non è mai stato uno sprovveduto, anzi». «Non ce la faccio ad andare a casa - va avanti un altro vicino - lo farò domani. Sono già arrivato davanti alla casa due volte, due. E sono tornato indietro. Mi tremano le gambe, non ce la faccio». —
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