Dopo 56 anni di autonomia Goro torna verso Mesola
Più di mezzo secolo fa la decisione di viaggiare da soli. Oggi non ci sarebbero più i presupposti per mancanza di soldi nella casse comunali
GORO. Sono passati 56 anni da quel 5 agosto del 1962, quando l’allora Presidente della Repubblica Antonio Segni decreto il distacco da Mesola delle frazioni di Goro e Gorino, l’articolo 1 di quel decreto citava testualmente: “le frazioni di Goro e Gorino sono distaccate dal Comune di Mesola e costituite in Comune autonomo, con capoluogo in Goro” .
La fusione
A distanza di oltre mezzo secolo, nei mesi scorsi è iniziato il percorso inverso, ovvero la possibilità di una fusione tra i Comuni di Goro e Mesola. Certamente il percorso non sarà semplice e nulla è scontato, perché alla fine deciderà il referendum popolare, anche se la situazione del Comune di Goro lascia pochi margini di discussione.
Il sindaco
«Non è certamente una scelta facile - ha commentato il sindaco Diego Viviani - alcune situazioni ci hanno di fatto obbligato ad iniziare questo percorso, il motivo principale è senza dubbio quello economico, la fusione ci da quelle opportunità che in caso contrario non potremmo mai avere, sotto questo punto di vista pensavamo di aver risolto il problema tra il 2013 e il 2014, con l’accordo con le Cooperative di pesca per il versamento nelle dell’1 % del pescato, sembrava tutto a posto tanto che diverse Cooperative avevano già iniziato a versare il contributo, poi una parte (seppur minoritaria) del mondo della pesca si è messa di traverso e i vari ricorsi hanno fatto saltare il tutto, creando così uno stallo impossibile da superare».
Le difficoltà
Oltre al fatto economico «abbiamo grandi difficoltà anche con il personale: il blocco del turnover ci impedisce di garantire alla popolazione anche i minimi servizi, e altro fatto non secondario il continuo calo della popolazione». Dal prossimo mese, «con assemblee mirate informeremo la cittadinanza sui pro e i contro della fusione, prima del referendum che si svolgerà presumibilmente nel mese di dicembre».
Il paradosso
Il Comune dunque con reddito pro capite certamente tra i più alti della Regione, si accinge ad effettuare una fusione praticamente per motivi economici. E inevitabilmente si ritorna indietro al 2013-14, quando una minoranza di pescatori raggruppati in undici cooperative si misero di traverso all’accordo che prevedeva il versamento dell’1% (che altro non era che il versamento di 1 chilo di pescato ogni 100 chili), che avrebbe permesso un introito nelle casse di circa 4/500 mila euro annui, che avrebbero forse tenute lontane le ipotesi fusione. I ricorsi al Consiglio di Stato hanno impedito tutto questo. —
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
