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Fenomeno Airbnb Gli affitti privati per ora interessano solo il fisco locale

Stefano Ciervo
Fenomeno Airbnb Gli affitti privati per ora interessano solo il fisco locale

In provincia incrementi da record per le case turistiche Raffica di controlli, mancano strategie e messa in rete

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C’è chi si è iscritto alla lista esuberi della Cassa di Risparmio di Ferrara e ha usato parte del bonus per riconvertire un appartamento del centro in Airbnb, trasformandolo nella sua nuova attività. Ha così preso la stessa strada di molti proprietari ferraresi, se è vero che la provincia estense ha il primo posto, a livello nazionale, per incremento di presenza degli appartamenti turistici privati, di cui Airbnb è la piattaforma regina: da 109 a 3.479 in dieci anni, +3.092%. Mentre altrove, da Bologna a Firenze o Venezia, numeri simili stanno provocando l’effetto rigetto, per via del lievitare dei canoni e delle difficoltà di studenti e lavoratori, nel Ferrarese il fenomeno Airbnb compare solo ora ai radar degli addetti ai lavori.

anzitutto controlli

L’assessore ferrarese Roberto Serra ha annunciato una raffica di controlli sugli appartamenti turistici, nella convinzione che in quel mondo prosperino le irregolarità, ed è questo l’approccio di partenze di chi lavora in questo settore. «Airbnb non fornisce i dati degli host - sottilinea l’albergatore Matteo Ludergnani, presidente del consorzio Visit Ferrara - via web non si riesce a risalire a partita Iva e nominativi. Questo è un grosso problema, in termini di potenziale evasione fiscale, anche riferita all’imposta di soggiorno: si tratta di risorse sottratte al sistema turistico del territorio, in quanto questi soldi servono a finanziare gli eventi».

Statistiche a rischio

L’incidenza di questi affittacamere sulla ricettività complessiva è tale, «i posti letto sono aumentati tantissimo a Ferrara» ammette Ludergnani, che le mancate registrazioni possono incidere anche sui dati delle presenze. A livello nazionale si calcola che circa il 30% dei posti letto sia in qualche modo sottratto al circuito “in chiaro”, quindi il rischio di non conteggiare una quota significativa delle presenze c’è.

Quale promozione?

«È un fatto che queste nuove realtà del sistema ricettivo non sono mappate e nemmeno coinvolte nella rete della promozione territoriale - ragiona il presidente di Visit Ferrara, consorzio nel quale non vi sono rappresentanti di affittacamere - Si tratta di un nodo da sciogliere, visto che stiamo spendendo 330mila mila euro per lanciare il prodotto Vacanze cultura natura, che coinvolge Ferrara, Comacchio, Goro e Mesola, oltre che, per la prima volta, l’Apt regionale. Abbiamo bisogno di tutte le risorse per consolidare i buoni risultati degli anni scorsi in un 2018 finora più difficile, come peraltro ci si poteva attendere».

Un po’ di ottimismo

I risultati negativi del primo semestre turistico, peraltro, potrebbero essere corretti a fine anno. «Dalle proiezioni sulle prime prenotazioni si registra un incremento rispetto all’anno scorso» azzarda Ludergnani. Magari grazie anche ai tanti affittacamere più o meno invisibili. —

Stefano Ciervo

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