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Il ricordo

«Lo chiamavano Peter Pan, era un bimbo così affettuoso»

Sergio Armanino
«Lo chiamavano Peter Pan, era un bimbo così affettuoso»

Il bimbo morto nell'incidente d'auto a Torre Fossa. Il presidente della De Akker Ferraranuoto e l’allenatrice sono sconvolti per la tragedia. In piscina con entusiasmo e ambizione, ma anche per i legami speciali

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FERRARA. Filippo Partigiani era un nuotatore provetto. Un agonista, che gareggiava per la De Akker Ferraranuoto.
«Era entusiasta del nuoto, un ragazzino molto solare, che affrontava la piscina con entusiasmo: veniva ad allenarsi quattro volte alla settimana», le prime parole di Roberto Barabani, il presidente della società. Che aggiunge: «Il nostro è un ambiente famigliare, improntato allo stare bene insieme, fare gruppo, fare squadra, una grande famiglia sportiva: Filippo, con papà e mamma, ne ha sempre fatto parte. Siamo sconvolti, la sua perdita ci distrugge».
Barabani conosceva il piccolo Filippo ed è commosso: «Il nuoto è uno sport individuale, ma anche di squadra: 4 giorni di allenamenti insieme, poi ci sono le gare, le trasferte, si pranza e si cena assieme. Lui, poi, aveva fatto anche trasferte di due o tre giorni, si andava via tutti assieme e si trascorreva tanto tempo assieme».
La piscina è la comunale di via Bacchelli e Filippo era inserito in un gruppetto di bambini della sua età, quindi era nato un rapporto via via sempre più stretto con i compagni di squadra: «Ha iniziato ed è cresciuto con noi, prima per imparare a nuotare e poi all’agonistica. Ci teneva tantissimo, avrebbe ripreso l’attività a settembre», conclude Barabani.

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E a seguirlo in quell’attività era Giulia Magri, la sua allenatrice. Che ieri era sconvolta, ma ha ugualmente voluto raccontarci il “suo” Filippo, quell’esordienti B2, che quest’anno sarebbe salito alla categoria A: «È faticoso parlare ora, è stata una doccia fredda: avevamo instaurato un rapporto speciale...».
Giulia parla fra le lacrime, deglutendo quel dolore per buttarlo giù e riuscire a raccontare: «Filippo in piscina aveva un soprannome: Peter Pan. Lo avevamo chiamato così perché avevamo un veliero da portare avanti: a inizio anno aveva perso entusiasmo per il nuoto, ma poi avevamo legato, l’aveva ritrovato, era ambizioso. Poi, era un bambino molto affettuoso...».
La voce si spezza ancora, il dolore diventa magone. Ma Giulia racconta ancora: «Erano in cinque, un gruppo che si è unito tanto durante l’anno, Filippo in particolare con una bambina, Sara».
Ma il legame fra Giulia e quel bambino andava: «Si era instaurato un rapporto così speciale fra noi, anche con i genitori: ero come una seconda figlia per loro, c’era anche un rapporto al di fuori dello sport. Io per Filippo ero il punto di riferimento, per tutto, che fosse la scuola, il nuoto, gli amici, si confidava molto con me». —
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