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Ferrara

L’incontro con Stefano Partigiani all’ospedale di Cona dove è ricoverata la moglie Graziella La passione per il Palio, l’amore per lo sport, la stima degli istruttori. Tutto spento in una sera 

Tamburino di San Luca e nuotatore Il papà sconvolto: era il nostro eroe

M.Puli.
Tamburino di San Luca e nuotatore Il papà sconvolto: era il nostro eroe

la famiglia Il reparto è Medicina d’Urgenza, in una delle prime stanze c’è Graziella Zappalà. L’ospedale “Sant’Anna” di Cona. La mamma di Filippo Partigiani, il bimbo di 10 anni deceduto nello...

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la famiglia

Il reparto è Medicina d’Urgenza, in una delle prime stanze c’è Graziella Zappalà. L’ospedale “Sant’Anna” di Cona. La mamma di Filippo Partigiani, il bimbo di 10 anni deceduto nello schianto di giovedì sera, mamma Graziella, è stesa a letto con gli ausili di supporto disposti dai medici. È in condizioni critiche, ma non in pericolo di vita. È già tanto. Ha un collarino che le cinge la nuca. Il marito Stefano entra ed esce da quella stanza. Gli infermieri la sorvegliano a vista.

le lancette del tempo

Poi, uno sguardo. Le lancette del tempo che innestano una retromarcia di almeno trent’anni. Gli sguardi s’incrociano. Ah sì, proprio tu? Come stai? Un abbraccio tanto straziante quanto forte apre le porte ad una conversazione altrimenti improbabile. Stefano, cosa è successo? «Filippo non c’è più - sussurra il papà, un filo di voce che esce dal corpo di un omone buono e stimato da tutti, autista di Tper, una vita al volante - , è successo ciò di cui forse non mi sono ancora reso conto. Graziella (la moglie e mamma di Filippo, ndr) era andata con Filippo a portare alcuni scatoloni nella casa nuova in cui stavamo per trasferirci, quartiere San Luca, a Ferrara - prosegue Stefano - . Mi chiama Graziella: «Stefano, restiamo a cena da amici, qui vicino, ok?”. Bene. Io sono in casa, li aspetto. Verso le 22,15 la seconda telefonata - racconta sempre Stefano - è una pugnalata nello stomaco: “sono in ambulanza”, mi dice Graziella. E io chiedo: e Filippo?». Istanti interminabili, infiniti come questo dolore. Interminabili. E poi?

il sangue che si gela nelle vene

L’ultima risposta è di quelle che gela il sangue: “Filippo non c’è più”, mi dice Graziella. «Ma come? - esclama Stefano - . Corro in ospedale. Ed eccomi qui». Squilla, il telefono di Stefano. «Sono i colleghi di lavoro della Tper che mi chiamano in continuazione, loro piangono, io no. Ma non so per quanto ancora, forse davvero non mi sono ancora reso conto di quello che è successo». Filippo, parlami di Filippo. Puoi?: «Filippo? Una forza della natura, faceva di tutto, era bravo in tutto. Suonava il tamburo, era un tamburino, bravissimo. Eravamo appena stati ad Ascoli Piceno alle gare nazionali, per la contrada di San Luca». Ma cosa è successo l’altra sera?

il racconto della moglie

«Ho parlato con mia moglie, ovvio, ho cercato di capire - dice Stefano - : lei mi ha detto che stava tornando a casa quando improvvisamente li ha sorpresi il temporale. Mentre mia moglie Graziella guidava, un lampo l’ha “accecata”, lei d’istinto, mi ha detto, ha spinto il piede sul pedale del freno fino in fondo, ha inchiodato insomma. Le ruote non hanno più risposto, la macchina è scivolata via - trascina le parole Stefano - e poi il resto lo sai. Filippo è morto sul colpo, sì, ci hanno detto così i primi sanitari che hanno cercato di rianimarlo. Non c’era più niente da fare, non c’era più niente da fare».

dieci anni di vitalità

Faceva sport? «Eccome - va avanti papà Stefano, con fierezza, con tanto orgoglio, mentre i ricordi, anche quelli personali, si riallacciano piano piano, e ci si ritrova - , era un bravissimo nuotatore, faceva nuoto a livello agonistico, gli piaceva tanto, i suoi istruttori lo apprezzavano tanto. Cosa vuoi che ti dica? Era il nostro eroe, era il nostro orgoglio. Raro trovare un bambino con la sua vitalità. Era la nostra vita».

i medici in visita

I medici arrivano nella stanza occupata da Graziella, Stefano getta una occhiata, poi la rivolge anche a noi come a chiudere una parentesi. Ci saluta. E ritorna verso la camera dove è ricoverata la moglie. —





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