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Morti da West Nile, il rebus dell’area rossa: i casi più gravi tra Ferrara e Alto ferrarese

Gi.Ca.
Morti da West Nile, il rebus dell’area rossa: i casi più gravi tra Ferrara e Alto ferrarese

I tre decessi fra persone residenti nel capoluogo, a San Bartolomeo e Cento. Tre i pazienti ancora ricoverati al S. Anna  

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FERRARA. «Non sappiamo quando e dove è stato punto mio marito», risponde Valeria, la moglie di Enzo Bonaccorsi, il pensionato 69enne di San Bartolomeo morto giovedì scorso al Sant’Anna dopo aver contratto la Febbre del Nilo Occidentale. L’uomo, come spiegano gli amici, soffriva di patologie croniche ma si spostava e frequentava fra l’altro San Martino, dove coltivava la sua passione per il gioco del biliardo.

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Le altre due vittime della forma neuroinvasiva della West Nile abitavano a Cento (Paolo Bonazzi, 77 anni, morto il 28 luglio) e a Ferrara, zona Giardino nei pressi Porta Catena, prima periferia della città (Gualtiero Ferraresi, 86 anni).

I confini del l’infezione. Al Sant’Anna sono ricoverati altri tre pazienti: due persone residenti a Ferrara e una che nel periodo estivo vive nel vigaranese. Se si volesse in qualche modo circoscrivere un’area di massima su cui concentrare l’attenzione dopo i sei casi di infezione registrati in provincia, sulla cartina geografica bisognerebbe quindi tracciare un ovale che abbracci il territorio del comune capoluogo e si estenda fino a includere tutta o buona parte dell’area dell’alto ferrarese, Cento compresa.

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Un trattamento straordinario e puntuale contro la proliferazione della zanzara Culex, insetto tipico di questa zona di pianura, dovrebbe coprire un territorio molto vasto: non c’è infatti un “focolaio” localizzato di zanzare infette. Chi volesse cimentarsi con una lotta senza quartiere rischierebbe di fare un buco nell’acqua, anche perché gli effetti più gravi della malattia hanno colpito pazienti più a rischio di altri per le loro condizioni di salute e potrebbero essere stati punti anche altri soggetti, in zone lontane della provincia, senza sviluppare i sintomi (accade in quattro casi di West Nile su cinque).

Il bilancio più grave. «Ciò che stiamo facendo adesso - spiega l’assessore alla Sanità del comune di Ferrara, Chiara Sapigni - è previsto da un piano regionale». E il capoluogo è solo uno dei comuni “ingaggiati” dall’ente di viale Aldo Moro per applicare i trattamenti preventivi. La Regione infatti si avvale, per le rispettive competenze, dell’attività del Servizio Sanitario regionale, di quello territoriale (le Asl, Dipartimento di Sanità pubblica) e degli enti locali (Comuni). L’Asl monitora gli aspetti di rilievo sanitario e i sei casi di infezione (Ferrara ha pagato il tributo più alto in Italia) hanno fatto rizzare le antenne a tutti gli anelli della catena.

Le precauzioni. L’azienda sanitaria ricorda che «tutto il territorio è monitorato con trappole entomologiche che registrano sia la densità dell’infestazione di zanzare sia la presenza di virus, in particolare West Nile. I sindaci dei Comuni della provincia hanno avuto indicazioni di effettuare interventi straordinari contro gli insetti adulti nel caso in cui siano in programma manifestazioni serali all’aperto che coinvolgano molte persone». L’assessore Sapigni esemplifica: il capoluogo ha affidato a Ferrara Tua l’intervento contro le larve (la bonifica dei tombini e delle zone umide). «In occasione di manifestazioni che richiamino un numero consistente di persone - aggiunge l’assessore - si effettua il trattamento contro gli insetti adulti poche ore prima dell’evento». Altre cautele competono ai “privati” che dovrebbero svolgere la bonifica attorno alle loro case (col larvicida ed eliminando i ristagni d’acqua). La protezione personale passa per l’uso di repellenti e per l’utilizzo di abiti chiari, maniche e pantaloni lunghi. —

Gi.Ca.

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