Addio ai due anziani morti nel canale «Per sempre insieme»
Ultimo saluto a Giorgio Pozzati e Oliva Rosa Mortillaro Il parroco: «L’unione e l’amore sono segni di vita eterna»
BANDO
Due bare appaiate, con sopra due cuscini di rose gialle e bianche, identiche. Le foto appoggiate ritraggono Giorgio Pozzati, 80 anni, e Oliva Rosa Mortillaro, 86: lui a destra e lei, la sua compagna di vita, a sinistra.
Dietro, i parenti: Vanes Pozzati, fratello di Giorgio, accompagnato dai familiari; dall’altra parte Laura, la figlia di Oliva Rosa, con a fianco tutta la sua famiglia. A riempire i banchi della piccola chiesa di Bando, c’erano loro, i cittadini della piccola frazione argentana che non hanno dimenticato il compaesano Pozzati.
quel viaggio da cologno
«Uniti nella vita e uniti anche nella morte eterna», ha detto ieri mattina il parroco don Giuseppe Negretto, aprendo la messa funebre dei due anziani morti nei giorni scorsi in un incidente stradale a Consandolo. La coppia era partita in auto da Cologno Monzese, per trascorrere alcuni giorni in una casetta ad Argenta.
Un’occasione per Giorgio come tante altre per tornare nella sua Bando o per andare a trovare il fratello a Consandolo. Erano quasi arrivati quando Giorgio ha perso il controllo dell’auto, che è finita fuori strada, piombando nel canale: la coppia a bordo è morta annegata.
con speranza e fede
Don Negretto, 79 anni («di saggezza», fa notare una parrocchiana), durante una profonda omelia, oltre a precisare che Bando è sempre attenta e pronta a condividere qualsiasi situazione, compresa la morte, si è soffermato sul significato della vita vissuta nell’amore. «Vivere nell’unione - ha detto - significa vivere fuori dalla schiavitù, perché l’unione è un segno di vita. Di fronte alla morte che disturba se inaspettata, vediamo il lato tragico mentre c’è una dimensione non visibile che non accettiamo: a questa dobbiamo guardare con speranza e nella Fede».
i ricordi restano
Al termine della messa, mentre i carri funebri appaiati sono ripartiti, Vanes Pozzati, 86 anni di cui 40 come dipendente del Consorzio di Bonifica, ci ha parlato di suo fratello. «Non meritava una fine così. Lo aspettavamo per cena e invece... Era un uomo buono. Pensi, quel canale che si chiama Benvignante terre alte, l’ho fatto realizzare io per portare acqua da irrigare le nostre campagne e lì c’è morto mio fratello: che destino!».
«Quando da giovani lavoravamo nell’officina di Natale Mingozzi, qui a Bando - ricorda Carlo Dalpozzo -, Bilòn (soprannome di Giorgio Pozzati; ndr) era il mio punto di riferimento e ogni volta che tornava mi veniva sempre a trovare per parlare dei nostri ricordi». Già, i ricordi. —
Giorgio Carnaroli
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