«Encefalite in un caso su 10mila A rischio gli over 65 vulnerabili»
L’INTERVISTATre decessi nel Ferrarese, uno a Verona, uno a Treviso, uno nella Bassa padovana e uno, l’ultimo in ordine di tempo, nel Ravennate. La provincia estense finora ha sofferto il bilancio più...
L’INTERVISTA
Tre decessi nel Ferrarese, uno a Verona, uno a Treviso, uno nella Bassa padovana e uno, l’ultimo in ordine di tempo, nel Ravennate. La provincia estense finora ha sofferto il bilancio più pesante: dopo il 77enne centese, morto il 28 luglio, altri due pazienti sono deceduti il 9 agosto scorso, entrambi di Ferrara, di 69 e 86 anni. Erano affetti da patologie cardio-vascolari ed erano stati ricoverati al Sant’Anna rispettivamente il 30 e 31 luglio scorsi. La trasmissione del virus, ricorda l’Asl, è legata alla presenza della zanzara culex, molto diffusa nel Ferrarese. A parlare è il direttore di Malattie infettive del Sant’Anna, Marco Libanore.
Come si trasmette il virus?
«Il West Nile viene diffuso determinati uccelli che possono ospitare il virus e tenerlo dentro di sé anche per più di sei mesi: dunque un serbatoio comunque di origine animale, perché gli uccelli possono rimanere viremici molto a lungo. Di solito la trasmissione avviene da volatile ad uomo. La zanzara funge da vettore, da veicolo. Punge il volatile, i più comuni le gazze e le cornacchie, uccelli migratori. Quindi fa viaggiare il virus e lo può trasmettere occasionalmente all’uomo. Su 100 persone che vengono pizzicate dalla zanzara portatrice del virus, 80 non manifestano niente, rimangono completamente asintomatiche, 20 vanno incontro solo ad una febbre transitoria, mentre solo lo 0,01% dei casi può sviluppare una encefalite. La possibilità di ammalarsi della forma più grave e pericolosa è quindi una su ogni diecimila persone punte. Inoltre, nel 95% dei casi si tratta di soggetti al di sopra 65/70 anni con patologie concomitanti, come vasculopatie cerebrali e ischemie cerebrali croniche, cardiopatie, immunodepressi e dunque più deboli anche a causa delle patologie e dell’età».
Vi aspettavate il primo decesso?
«Sì, perché i sintomi dell’encefalite sono febbre alta, a più di 39°, stato confusionale, mal di testa, questa persona addirittura era arrivata in ospedale in coma. C’era stata una caduta in casa, forse perché già incubava la malattia».
Le condizioni ambientali hanno un peso?
«Il clima sta diventando sempre più subtropicale e anche solo l’innalzamento di un grado di media comporta implicazioni importanti, i cambi climatici favoriscono la proliferazione delle zanzare».
Parlava di una quindicina di casi di West Nile sotto osservazione...
«Abbiamo avuto infezioni a Bologna, Modena e Rovigo, credo ne abbiano anche lungo la fascia costiera che sale verso Padova e Treviso e un caso anche a Pordenone. Noi gli accertamenti li facciamo solo su quelli che hanno meningite o encefalite o la paralisi agli arti inferiori: i casi di febbre non li studiamo, perché quelli sono casi clinici. I riferimenti sono l’Emilia Romagna oltre al Veneto, al Friuli Venezia Giulia, alla fascia della Bassa Lombardia».
Come si fa la diagnosi?
«Si fa un prelievo di sangue e uno di liquido cefalo – rachidiano su cui viene ricercato il virus, attraverso un sistema di amplificazione del dna. L’unico che fa accertamenti anche sui casi di febbre è la Regione Veneto, perché ha stabilito un sistema di sorveglianza più largo. In Emilia Romagna siamo sui casi di interessamento neurologico grave, quelli più rari per fortuna».
Nei suoi studi in questi anni cosa ha riscontrato?
«Abbiamo cominciato a vedere casi dal 2008, siamo stati tra i primi a riportare gli aspetti clinici della malattia neurologica da West Nile. Il primo in assoluto fu una signora di Imola. Poi abbiamo iniziato a seguire i primi pazienti nella nostra provincia. Ricoveri ne sono avvenuti anche nel 2009 e nelle estati successive: a parte l’interruzione di un paio d’anni, è una patologia abbastanza ricorrente durante i mesi estivi: però, per fortuna i casi più gravi nel ferrarese non sono stati più di una quindicina dal 2008 ad oggi».
Quali soluzioni pratiche si possono adottare?
«Esiste uno stato di allerta, un piano nazionale e regionale di sorveglianza su controllo, monitoraggio e messa in atto di tutte le misure che possono prevenire contagi e trasmissioni sulle malattie trasmesse da insetti (oltre il virus West Nile c’è anche il Chikungunya, lo Zika, la Dengue). Tra le azioni da raccomandare: disinfestare in modo diffuso e in qualche caso localizzato, entro i 300 metri dalla fonte del contagio, evitare le acque stagnanti di sottovasi e fontane, usare di sera indumenti chiari, coprire gli arti inferiori e superiori e usare repellenti». –
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
