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Il Travone è un caso La vecchia proprietà presenta un esposto

D.B.
Il Travone è un caso La vecchia proprietà presenta un esposto

La società che gestiva centro sportivo e immobili è fallita «Ci fu impedito di lavorare per vincoli tuttora esistenti»

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LIDO SPINA

È stato uno dei luoghi simbolo dell’estate ai Lidi, a partire dai tanti sportivi che hanno calcato i campi in terra rossa (tennis) ed erba (calcio) del centro sportivo “Il Travone”, in viale Raffaello a Spina. Un’avventura iniziata nel lontano 1976 e proseguita bene fino all’inizio degli anni Duemila, quando sono sorte le prime difficoltà, con l’immobile passato nel 2010 al curatore fallimentare e la successiva vendita all’asta nel 2016 alla società Mediaimpresa srl, che ha poi dato vita all’hotel “Raffaello Resort”.

l’esposto della rta

La precedente gestione del Travone nel 2003 realizzò 50 appartamenti, per i quali non è mai riuscita ad ottenere le autorizzazioni necessarie a far trasformare la struttura in attività ricettiva-alberghiera. «Questo perché - spiega l’avvocato Carlotta Occari -, il Comune di Comacchio contestava la presenza di 20 appartamenti (alcuni venduti a terzi, ndr) accatastati in A2 (abitazioni “civili”) anziché in D2 (alberghi e pensioni). Il perito del giudice definì “insanabile” l’abuso edilizio, rendendo di fatto impossibile il lavoro alla proprietà, che ha perso in breve tempo centro sportivo e immobili».

Da qui la decisione di presentare un esposto alla Procura della Repubblica contro ignoti, da parte della vecchia proprietà Il Travone srl.

Il nuovo hotel

«I miei clienti - continua l’avvocato - hanno nulla contro la nuova proprietà che, legittimamente, per iniziare l’attività ormai due anni fa ha ottenuto dal Comune di Comacchio la garanzia del cambio catastale che, di fatto, a distanza di tanti mesi ancora non è avvenuto. In pratica, oggi sussistono gli stessi vincoli di quando la struttura immobiliare era gestita dalla società Il Travone srl, per cui non si capisce come mai allora fu impossibile lavorare, mentre oggi sì».

Insomma, due pesi e due misure secondo la vecchia società, come ribadito dal loro legale che torna ad accusare il Comune di Comacchio: «Non si comprende il perché il Comune non revochi la convenzione, incassando in tal modo la garanzia fideiussoria prestata dall’attuale società proprietaria. Forse per le lungaggini della burocrazia ad affrontare i problemi che però, nel caso specifico, sono ben noti all’amministrazione». —

D.B.

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