West Nile, oltre venti contagi “silenti”
I test sui donatori di sangue hanno individuato in Italia diversi casi senza sintomi. Nel Ferrarese sono stati quattro
FERRARA. Sette morti e un numero di ricoveri che aumenta giorno per giorno. Il 2018 sarà probabilmente in Italia, e a Ferrara, uno degli anni più neri per i contagi da virus West Nile, ma anche per i decessi e il numero di casi gravi. Ferrara guida ancora la triste classifica nazionale dei deceduti (dei 7 morti accertati 3 nella nostra provincia, gli altri nel Ravennate, a Verona, a Treviso e nel Padovano). La causa: le complicanze indotte dalla forma cosiddetta neuroinvasiva, che si presenza con meningite ed encefalite.
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Sabato scorso nel reparto di Malattie Infettive dell’ospedale Sant’Anna è stato ricoverato un altro paziente, il quarto, che porta a sette il numero dei casi gravi o gravissimi di infezione (3 i decessi).
I controlli su tutte le sacche. Ma accanto alle persone che si ammalano ce ne sono molte che hanno avuto un contatto col virus senza accusare sintomi e conseguenze per la salute. Alcuni soggetti lo scoprono quando si presentano nei centri Avis per la donazione del sangue. In Emilia Romagna, per evitare di “sospendere” per settimane i soci che hanno frequentato zone dove è stata riscontrata la presenza di zanzare infette, vengono eseguiti i test su ogni donazione.
Un monitoraggio grazie al quale almeno 23 donatori hanno saputo di essere stati punti da una zanzara vettore del virus, la forma più comune di contagio. Forse qualcuno avrà contratto la versione leggera (febbre e mal di testa tra i sintomi più comuni) ma non l’avrà associata alla puntura di zanzara, qualcun altro non si sarà accorto di nulla. Il dato è riportato dal portale EpiCentro, dell’Istituto superiore di sanità. Ferrara non è la sola provincia colpita dal contagio “silente”: il virus è stato isolato nel sangue di 4 donatori estensi, 7 di Modena, 1 di Cremona, 4 di Bologna, 1 di Reggio nell’Emilia, 3 di Padova, 1 di Novara, 1 di Vercelli, 1 di Udine).
Ad Agosto un andamento più lento. Il sangue in questi casi non viene utilizzato e i controlli a tappeto su ogni donatore, come conferma il direttore dell’Avis provinciale, Florio Ghinelli, rendono la donazione altamente sicura. A preoccupare, quest’anno, è stata la partenza anticipata e accelerata del numero di casi. A partire dallo scorso giugno, quando è scattata la sorveglianza su scala nazionale, almeno una cinquantina di persone si sono ammalate della forma più grave (Rovigo tra le province più colpite, assieme a Ferrara, in pratica la zona del delta del Po, e poi Bologna, Modena, Padova, Venezia, Verona le province con maggiore incidenza).
Negli anni recenti un andamento simile, ma meno intenso, si è registrato nel 2013. Quest’anno, dopo un luglio molto pesante, sembra che la curva dei casi si stia lentamente abbassando. —
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