La Nuova Ferrara

Ferrara

Eucarestia, il pane spezzato simbolo di nutrimento

Nel brano evangelico di questa domenica Gesù ci introduce nel mistero dell’Eucaristia e lo fa dialogando (il Signore non fa mai monologhi): da un lato il popolo che desidera rimanere al livello della...

3 MINUTI DI LETTURA





Nel brano evangelico di questa domenica Gesù ci introduce nel mistero dell’Eucaristia e lo fa dialogando (il Signore non fa mai monologhi): da un lato il popolo che desidera rimanere al livello della moltiplicazione dei pani e dei pesci, quasi a voler relegare il Signore a perpetuo erogatore di miracoli per i bisogni immediati; dall’altro Gesù che invita ad alzare lo sguardo, a cercare un nutrimento diverso, più profondo e risolutivo. Questo dialogo potremmo assimilarlo ad un volo: il Signore prende per mano gli ascoltatori e li solleva a vette inaudite, come un’aquila che solleva i piccoli sulle sue ali per condurli fino a sé (cfr. Es 19, 4).

Il popolo cerca nutrimento, risposte per i propri bisogni, ma non sa vedere altro che la necessità immediata. Gesù risponde proponendo se stesso: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo». L’uomo è chiamato ad alzare lo sguardo, a non accontentarsi di un cibo superficiale, a non vivere di sole urgenze: in Gesù può trovare la risposta a quella fame insaziabile che alberga nel suo cuore; non solo fame fisica ma anche di senso, di amore, di speranza. Il Signore suscita il desiderio (o meglio, lo rivela) ed allo stesso tempo offre la risposta. Non solo allora il Signore si è fatto pane per noi, ma il Signore è il pane di cui abbiamo bisogno. Nella Sua Parola troviamo la vita piena, bella, realizzata. Nei tabernacoli delle chiese disseminate per il mondo troviamo una perenne dichiarazione d’amore, siamo messi a contatto con il grande mistero che è all’origine della fede cristiana: la morte e resurrezione di Gesù. Nel contemplare quel pane spezzato l’uomo è chiamato a riconoscere Dio come Colui che ha dato la vita per lui.

Non è, però, tutto qui. Quel pane, infatti, non chiede solo di essere contemplato e ascoltato, ma chiede di essere mangiato. Che richiesta incredibile! Mangiare la carne (e, nella cultura ebraica, ancora di più bere il sangue) significa prendere in sé la vita di colui che si mangia. Il cibo assunto viene assimilato dall’organismo, ne diviene parte fornendogli le energie necessarie per continuare a vivere. Nel fatto che Gesù si sia rivelato come il pane vivo, da mangiare, rivela allora lo scopo della Sua missione: che l’uomo abbia la vita, e l’abbia in abbondanza. Ma in lui il processo del nutrimento si ribalta: se è vero che normalmente è colui che mangia che assimila il cibo “trasformandolo” in sé, nell’Eucaristia avviene il contrario. Siamo noi ad essere trasformati in Colui che accogliamo. Per questo, chi mangia di quel pane vive realmente “per” Cristo: trova cioè in Lui sia l’origine che il fine della sua esistenza.

Non dobbiamo tuttavia pensare che questo sia un processo automatico. Il Signore desidera donarci la “vita eterna”, la vita piena, bella, realizzata, ma non ci obbliga né ci forza; è richiesta la nostra disponibilità e la fede. –

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google