Lotta dura al bracconaggio «Servono investimenti veri»
Anche nelle zone protette migliaia di volatili vengono uccisi ogni anno Selvaggi (Lipu): è una vera guerra combattuta contro un popolo inerme
COMACCHIO
Sul fenomeno del bracconaggio nel Delta del Po è destinata a crescere l’attenzione degli enti preposti al controllo e al contrasto degli illeciti commessi ai danni degli uccelli selvatici. Si stima che siano migliaia ogni anno i volatili vittime di predoni senza scrupoli.
GUERRA AL BRACCONAGGIO
L’allarme sale, tanto che l’area protetta del Basso Ferrarese è uno dei sette “black spot” a livello nazionale del piano d’azione adottato già dal governo Renzi, la cui regia è affidata al ministero dell’Ambiente e che vede in prima fila i carabinieri del Cuutfa (gli ex forestali) oltre a numerose associazioni ambientaliste. «Quella del bracconaggio è una vera guerra, con bunker, armi e trappole – sostiene Danilo Selvaggi, direttore generale della Lipu –, una guerra combattuta contro un popolo inerme e pacifico, che invece va salvaguardato con forza in quanto patrimonio di tutti. Salutiamo con favore l’avvio del piano d’azione, per il quale auspichiamo ci possa essere un adeguato investimento di risorse». Va detto comunque che il contrasto a queste attività illecite risulta complesso per la difficoltà di esercitare controlli all’interno di aree vallive private te interdette all’accesso.
ZONA PROTETTA
Il tutto nonostante il Delta del Po sia uno dei siti di importanza comunitaria che rientra fra le zone di protezione speciale della rete Natura 2000 e sia stato insignito dall’Unesco del titolo di riserva di biosfera. Qui il bracconaggio riguarda l’abbattimento di uccelli acquatici con mezzi non consentiti e, fatto ancora più grave, quello di specie protette. Gli animali vengono mangiati o abbattuti per puro divertimento. Veri e propri abusi e violazioni sarebbero già stati accertati. Una carneficina effettuata tramite postazioni abusive, richiami acustici elettromagnetici, armi semiautomatiche con più di due cartucce nel caricatore.
DENUNCE WWF
La Commissione europea già nel 2012 indagò sul bracconaggio nel Delta del Po, con un’inchiesta avviata dal commissario all’Ambiente, Janez Potocnik. Partì tutto dalle denunce del Wwf, che raccolse firme online per sollecitare la risoluzione del problema, e della Lipu circa l’esistenza di appostamenti abusivi di caccia nell’area protetta. La Commissione, che lamentò l’inadeguatezza delle misure di vigilanza, inviò una memoria “alle autorità italiane sull’efficacia dei provvedimenti adottati per porre rimedio all’attività di bracconaggio nel parco”. —
Fabio Terminali
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