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Una “pista” genetica per la sclerosi multipla. Non si ferma la ricerca del professor Zamboni

Il professor Paolo Zamboni
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Il professor Paolo Zamboni

Ferrara. Lo studio condotto da un gruppo di scienziati su diciannove pazienti Il campione è ancora troppo ridotto ma apre nuovi spunti di indagine

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FERRARA. Potrebbe essere lo spunto per un nuovo filone di ricerca. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica “Molecular Medicine” (Changes in expressione profiles of internal jugular vein wall and plasma protein levels in multiple sclerosis) è firmato da un gruppo di scienziati che fanno capo all’Università di Ferrara, agli ospedali Sant’Anna di Ferrara e Bellaria di Bologna: tra questi, oltre al chirurgo vascolare Paolo Zamboni, la collaboratrice di molti suoi studi, Erica Menegatti, Francesco Mascoli, Francesco Bernardi, Nino Basaglia e il neurologo del Bellaria di Bologna, Fabrizio Salvi.

L’indagine scientifica ha coinvolto 19 pazienti con sclerosi multipla sottoposti a screening ecocolordoppler e flebografia a risonanza magnetica dopo la ricostruzione chirurgica della vena giugulare interna nell’intervento per Insufficienza venosa cronica cerebro-spinale o Ccsvi, la patologia individuata dallo stesso Zamboni al centro di molti studi sulla sclerosi multipla e sulla cui importanza nell’insorgenza della malattia neurodegenerativa il mondo scientifico appare molto diviso.

Un dato interessante

L’analisi dei geni attivi nel tessuto analizzato della giugulare ha fatto emergere un dato ritenuto molto interessante dagli autori dello studio: nella vena di una persona con sclerosi multipla ci sono 964 geni diversi rispetto a quelli che si trovano nella giugulare di persone che non hanno questa malattia. Da qualche tempo l’attenzione degli scienziati si è focalizzata sul ruolo che alcune proteine potrebbero avere nell’insorgenza della sclerosi multipla. Lo studio mette in relazione i geni presenti nella vena giugulare con la loro espressione proteica rinvenuta nel plasma dei pazienti.

La ricerca fa emergere una possibile correlazione fra l’attività di questi geni e l’insorgenza della malattia a prescindere dagli effetti della Ccsvi, cioè dalla malformazione del sistema venoso che impedisce il regolare deflusso del sangue dal cervello. Si tratta di una svolta che potrebbe aprire un nuovo fronte di studi. Zamboni è stato il coordinatore della sperimentazione sulla correlazione fra Ccvsi e sclerosi multipla che ha coinvolto in una ricerca in doppio cieco diversi pazienti con sclerosi mulltipla e pazienti sani per valutare l’efficacia dell’intervento di angioplastica.

Difficoltà nel reclutamento

Le difficoltà incontrate nel reclutamento dei pazienti interessati a partecipare allo studio non ha consentito di raggiungere il numero minimo di pazienti utile per rendere significativa l’indagine. L’efficacia dell’angioplastica per la cura della sclerosi multipla, cioè complessivamente di tutte le sue forme, è stata comunque esclusa. Per alcuni scienziati tuttavia, e per lo stesso Zamboni, risultati da approfondire si sono raggiunti in un sottogruppo di pazienti con la malattia. Un aspetto su cui si stanno iniziando a raccogliere dati e riscontri. –

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