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Sono tra gli animali più intelligenti, si moltiplicano nelle nostre zone  Per Borghi (Lipu) non sono l’obiettivo principale per contenere il virus 

Corvidi nel mirino, l’esperto: vanno limitati, non demonizzati

S.C.

L’analisiRestano gli uccelli, ed in particolare i corvidi, i principali indiziati della diffusione del virus West Nile in città e provincia. Sono loro infatti a segnalare l’intensità della presenza...

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L’analisi

Restano gli uccelli, ed in particolare i corvidi, i principali indiziati della diffusione del virus West Nile in città e provincia. Sono loro infatti a segnalare l’intensità della presenza del virus, grazie al monitoraggio effettuato dai coadiutori coordinati dalla Polizia provinciale, e il passaggio del sangue infetto attraverso il vettore delle zanzare comuni da loro agli esseri umani è acclarato. C’è però chi non è d’accordo nel fare di corvi, cornacchie e gazze i capri espiatori dell’epidemia, pur essendo d’accordo con l’opportunità di limitarne in qualche modo la diffusione. «Non è vero che il virus venga diffuso principalmente dai corvidi - dice Lorenzo Borghi, responsabile provinciale della Lipu - Tutti gli altri uccelli possono essere infettati, e, peraltro, lo schema secondo il quale sarebbe i volatili a diffondere la malattia è poco convincente».

L’esperienza

Borghi parla sulla base della propria esperienza. Quest’anno la Lipu, attraverso il centro di recupero fauna del Giardino delle capinere, ha già soccorso 920 animali, feriti o in condizioni di difficoltà: i morti vanno consegnati al Servizio veterinario dell’Asl, che li esamina anche per verificare la presenza di virus o infezioni. «Dai riscontri che ci vengono forniti sulle carcasse da noi consegnate, risulta appunto che ogni specie di uccelli abbia registrato infezioni - spiega Borghi - Poiché la West Nile è presente ormai da molti anni nelle nostre zone, non ha nemmeno più senso puntare il dito sugli uccelli in generale: i migratori possono avere avuto un ruolo nell’importare il virus, a suo tempo, ma sono tra gli animali più protetti dalle punture delle zanzare, grazie al loro piumaggio. Più dei mammiferi, ad esempio».

Sulle gabbie cattura-corvidi, trovate danneggiate dai coadiutori, il responsabile Lipu vuole precisare un particolare: «Queste gabbie esistono da molti anni nelle nostre campagne, non sono state certo poste oggi per l’emergenza West Nile. Servono a catturare animali considerati dai nostri agricoltori dannosi per i raccolti. Basta pensare che nelle convenzioni con la Regione i Centri di recupero si sono visti vietare i soccorsi ai corvidi».

I rimedi

Di certo la diffusione di questi uccelli è stata esponenziale in questi ultimi anni, «sono tra gli animali più intelligenti, si nutrono di tutto ed in particolare di uova di altre specie e scacciano in gruppo i predatori - dice Borghi - Vanno ridotti? Sì, anche del 50%, ma senza utilizzare gabbie e uccisioni, lo diciamo da anni». —

S.C.

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