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Il profugo in famiglia diventato amico anche delle galline «Come un parente»

Veronica Capucci
Il profugo in famiglia diventato amico anche delle galline «Come un parente»

Mohamed, 18enne ivoriano, a Viconovo con il progetto Vesta Canta nel coro e tifa Spal. Ma in “disco” non è potuto entrare 

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C’è chi chiude i porti e chi apre le porte. Di fronte ad una politica nazionale basata sui respingimenti, è attivo a Bologna e a Ferrara il progetto Vesta, gestito dalla cooperativa Camelot con il supporto degli enti locali, che mira all’integrazione dei rifugiati portandoli nelle famiglie, le sole in grado di rendere possibile una vera integrazione. Il primo e finora unico esempio in provincia è la famiglia Ferraresi di Viconovo.

angolo bucolico

Quando i signori Michele e Martina ci hanno accolto nella loro villetta indipendente, con giardino e orto, si è aperto un angolo bucolico. La famiglia vive qui da 28 anni, e con loro ci sono i figli Francesca di 28 anni e Pietro di 24. Dal 22 giugno si è aggiunto un altro “figlio”, Mohamed, 18 anni appena compiuti, che è arrivato in Italia quasi tre anni fa dalla Costa d’Avorio. Mohamed non è semplicemente un ospite, ma un parente vero e proprio, che da subito è entrato in sintonia con tutti i componenti familiari, anche con Totò, il cane di famiglia e le due galline Gioia e Amore, chiamate così proprio da Mohamed.

legame forte

«Ci sembra che Mohamed sia sempre vissuto con noi - racconta Martina, la mamma - si è creata subito una forte e bella sintonia, ma vorrei sottolineare che è molto di più ciò che Mohamed dà a noi che quello che noi offriamo a lui. Si è creato un vero e proprio scambio culturale, ha un bel carattere, socievole e aperto, curioso, sempre attivo». Attualmente Mohamed sta lavorando in campagna, dove raccoglie le pere. Prima di raggiungere casa Ferraresi, ha terminato il corso di formazione professionale di operatore meccanico, superando contemporaneamente l’esame di teoria per la patente di guida e un corso di lessico italiano per la ricerca del lavoro, nell’attesa di realizzare il suo sogno di fare il meccanico.

tifo biancazzurro

La rete sociale che si è creata attorno a Mohamed gli ha permesso di trovare un’occupazione seppur temporanea, di imparare meglio l’italiano e pure il ferrarese. «Tifo Spal - afferma il giovane ghanese - e so anche pronunciare maial», e con questi elementi l’integrazione si può effettivamente dire completa.

come nasce un’idea

Cosa ha spinto Michele e Martina ad affrontare questa esperienza? «Avevo ascoltato un’intervista in tv di una famiglia che aveva accolto in casa un rifugiato, ho pensato subito che avrei voluto farlo, ho cercato su internet e ho visto che a Ferrara era attivo il progetto Vesta, così ci siamo candidati», spiega Martina, la cui idea è subito stata accolta positivamente dai familiari. Dopo avere frequentato un corso di formazione di 5 incontri, la famiglia è stata dichiarata idonea e ha subito accettato, dopo un primo incontro in pizzeria con Mohamed, l’arrivo in casa del ragazzo. «Facciamo parte dell’associazione Giulia, dove tra l’altro Mohamed partecipa al coro, e non abbiamo cambiato le nostre abitudini», continua Martina.

amici e no

Non ci sono state difficoltà in paese, Mohamed è stato presentato ai vicini e frequenta un gruppo di amici; i colleghi di lavoro lo chiamano «Padre Ralph, perché non ha vizi, non beve e non fuma», dice Michele. Qualche episodio spiacevole non è mancato, come quando il ragazzo stava facendo una guida con Michele e «uno sconosciuto ci ha urlato frasi poco simpatiche», racconta il papà, oppure quando «Mohamed è andato in discoteca con due amici marocchini, e loro sono stati fatti entrare ma lui no, così è dovuto rimanere fuori ad aspettarli». Questo episodio, come racconta anche il protagonista, è dovuto al colore della pelle, «quelli della discoteca (fuori Ferrara, ndr) non mi hanno fatto entrare. Come quando avevo i capelli rasta, ma ero visto male così me li sono tagliati; per noi non è facile interagire».

giro d’italia

Mohamed è arrivato a Lampedusa, poi è stato spostato a Palermo e quando è arrivato in Emilia, è rimasto circa 8 mesi a Bologna, per essere poi trasferito a Ferrara alla Città del Ragazzo. Alla maggiore età è stato inserito in un progetto di alta autonomia che prevede l’alloggio con altri ragazzi in un appartamento di via Volano. Mohamed ha costruito un pollaio per le galline e intende preparare un piatto tipico africano per quando conseguirà la patente.

Contributo

Per tutta la durata del progetto, la famiglia viene seguita da uno staff specializzato, con assistenza legale, burocratica e psicologica, ricevendo un contributo di 350 euro mensili per aiutare la famiglia nell’accoglienza del nuovo arrivato.

Veronica Capucci

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