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Una nuova terapia contro i tumori neuroendocrini

Una nuova terapia contro i tumori neuroendocrini

Usa i radiofarmaci che si legano alle cellule da eliminare Il S. Anna è una delle poche strutture che la pratica in Italia

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Un “cecchino” contro il tumore. Dal 2 luglio scorso, nel reparto di Terapia Radiometabolica della Medicina Nucleare del Sant’Anna, è attiva una procedura terapeutica per la cura dei tumori neuroendocrini che prevede la somministrazione endovenosa di radiofarmaci che si legano in modo specifico alle cellule malate provocandone la selettiva eliminazione. La Terapia Radiorecettoriale (PRRT) è una cura riservata ad un eterogeneo gruppo di neoplasie più o meno aggressive che insorgono in varie parti del corpo (principalmente stomaco, intestino, pancreas, polmoni, timo, tiroide).

Guerra su tutto il fronte

«La principale modalità curativa dei tumori neuroendocrini – chiarisce il dottor Mirco Bartolomei, direttore della Medicina Nucleare e responsabile dello studio Fenet2016 – sarebbe rappresentata dalla chirurgia ma, nella maggior parte dei casi, la diagnosi avviene quando il paziente già presenta localizzazioni metastatiche diffuse e, quindi, uno stadio in cui l’intervento non è più possibile o, comunque, non può essere radicale». L’obiettivo, a questo punto, è aggredire le varie lesioni tumorali con un trattamento sistemico in grado di colpire tutte le sedi di malattia, prosegue il direttore.

Le cellule che formano questo tipo di neoplasie «presentano sulla loro superficie dei recettori specifici in grado di legare, con elevata affinità e avidità, la somatostatina e le molecole simili alla somatostatina sintetizzate in laboratorio, già utilizzate per bloccare la crescita di questi tumori e per alleviarne i sintomi».

Un nuovo protocollo

Il meccanismo di azione viene descritto dalla dottoressa Licia Uccelli, responsabile del laboratorio di Radiofarmacia: «Le somatostatine sintetiche possono essere unite mediante reazione chimica a specifiche sostanze radioattive» e i composti che ne derivano, chiamati radiofarmaci, possono poi essere utilizzati a uso diagnostico o terapeutico. «Le modalità operative previste dal protocollo Fenet2016 offrono il vantaggio di poter effettuare trattamenti terapeutici personalizzati», osserva il dottor Alessandro Turra, direttore della Fisica Medica.

L’ospedale di Cona è una dele quattro strutture presenti in Italia attualmente in grado di offrire questa tipologia di sperimentazione per il trattamento dei tumori neuroendocrini. Nell’arco di cinque anni saranno trattati 250 pazienti, residenti o provenienti da altre regioni d’Italia (18 quelli che hanno già iniziato il loro percorso di cura).

Questa terapia rientra in un nuovo protocollo di ricerca (lo studio Fenet2016) autofinanziato dall’azienda ospedaliera, approvato dal Comitato etico e dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), che dà seguito ad altri studi già condotti su questa tipologia di pazienti.

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