Autista Tper accosta per aiutare una ragazza «Ricoperta di insulti per essermi fermata»
il caso «Lei piange mentre un automobilista passa senza neppure girare la testa. Lei piange, io cerco inutilmente ancora di aprire la porta della sua auto. Lei piange, mentre un altro automobilista...
il caso
«Lei piange mentre un automobilista passa senza neppure girare la testa. Lei piange, io cerco inutilmente ancora di aprire la porta della sua auto. Lei piange, mentre un altro automobilista suona il clacson e con un inconfondibile gesto mi manda a quel paese. Lei piange mentre un motociclista mi saluta con un cordiale dito medio». La testimonianza di Debora Bruni, autista Tper dal 2004, è apparsa sul suo profilo Facebook pochi giorni fa: racconta di una macchina finita in un fosso appena fuori Ferrara, di un braccio femminile che sporge dal finestrino nell’indifferenza di chi passa accanto alla vettura rovesciata e forse per distrazione, forse per paura, forse per fretta o per egoismo, non si accorge di cosa è successo, oppure preferisce far finta di niente. Oltre al disinteresse di chi ignora una persona in difficoltà, ciò che colpisce è la maleducazione di chi inveisce contro la conducente perché, per soccorrere una ragazza incastrata tra le lamiere, ha accostato il mezzo a lato della carreggiata.
la giovane sta bene
Per fortuna la giovane non ha subito conseguenze e sta bene; scambiare due parole con Debora, che guida sulle strade di Ferrara otto ore al giorno, è interessante per capire cosa sta succedendo. «Faccio questo mestiere da 14 anni - spiega Debora - posso dire di aver assistito a una vera e propria discesa in picchiata verso la barbarie, sia per quanto riguarda il soccorso stradale sia più in generale in termini di educazione e rispetto tra le persone. All’indifferenza si aggiunge l’ingiuria, all’ignoranza la follia: se non vuoi fermarti perché devi gridare a chi si è fermato delle cose terrificanti?».
i motivi
Secondo Debora i motivi per cui le persone sempre più spesso scelgono di tirare dritto sono diversi: c’è chi ha paura di essere coinvolto in una truffa, chi non vuole immischiarsi perché teme lungaggini burocratiche, ma il motivo principale è uno: «La gente è sempre di fretta. Ma l’episodio che ho raccontato è successo in città nella serata del 14 agosto, dove stavano correndo tutti? Al massimo a cena. Ogni minimo imprevisto viene percepito come una seccatura. Ovvio che se chiami i vigili del fuoco li devi aspettare ma so esattamente – grazie al computer di bordo – quanto tempo ho impiegato: 12 minuti, che nell’ottica dell’autista non vengono nemmeno percepiti come ritardo».
C’è un messaggio che vorresti trasmettere? «Vorrei ricordare a chi vede un incidente che le condizioni di chi finisce fuori strada possono essere gravi, e non si possono conoscere prima di essersi fermati, e invitare gli automobilisti a mettersi nei panni degli altri. Perché dentro una macchina rovesciata può finirci chiunque e, considerato il tempo che perdiamo ogni giorno in stupidaggini, un quarto d’ora speso ad aspettare i soccorsi può fare veramente la differenza». —
Licia Vignotto
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
