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minori separati 

Caso bimbo allontanato, l’assistente sociale trasferita in un altro ente

Davide Bonesi
Figli e genitori separati
Figli e genitori separati

Mamma e figlio in comunità da giovedì sono seguiti  da una nuova professionista. La precedente citata in giudizio con tanto di richiesta danni

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FERRARA. Una vicenda iniziata male e che sta procedendo nella stessa direzione, rafforzando l’idea che - probabilmente - non si sarebbe dovuti arrivare fino a questo punto. E così, dopo il riavvicinamento madre-figlio in una comunità, ecco arrivare la notizia del cambio sede dell’assistente sociale che si è occupata di questo caso.

Parliamo del bimbo di appena 3 anni, il quale lo scorso mese di ottobre era stato allontanato dalla madre (non più assieme al padre) e messo in una struttura protetta, lontano da tutti gli affetti. Si ricorderà che questo caso scaturì da una telefonata, quella del nuovo compagno della madre che in un momento di gelosia (come ha raccontato in seguito) ha telefonato ai carabinieri dicendo che la donna aveva minacciato di suicidarsi insieme al bambino. A marzo, non avendo alcune informazioni sul figlio, la madre si è rivolta all’avvocato Francesco Miraglia, il quale oltre a chiedere motivazioni per l’accaduto, ha subito puntato l’indice contro l’assistente sociale che seguiva la madre rea - secondo il legale - di osteggiare un percorso di ricongiungimento, avviato per fortuna lo scorso luglio con mamma e figlio finalmente insieme.

In data 7 agosto, l’Assp del territorio dove è avvenuta questa vicenda ha comunicato alla madre del bimbo il trasferimento dell’assistente sociale in un altro ente, comunicando al contempo il nome della nuova persona che a partire da giovedì seguirà madre e bambino in questo percorso. Una vicenda tutt’altro che finita, perché lo stesso avvocato Miraglia ha deciso di citare in giudizio l’assistente sociale ora trasferita, con una richiesta di risarcimento danni di 100mila euro.

Del caso si è occupato anche il Ccdu Onlus, il Comitato dei cittadini per i diritti umani: «Quest’assistente sociale ha operato in base a obsoleti protocolli e principi psichiatrici - commenta la notizia il responsabile nazionale Paolo Roat -, che ancora infestano parte della tutela minorile odierna. Alla fine, il Tribunale e le amministrazioni hanno compreso e stanno correggendo l’errore, ma un bambino di soli tre anni ha sofferto per mesi lontano dalla mamma: un trauma che probabilmente non si rimarginerà mai più. È giusto che chi ha sbagliato paghi e ci auguriamo che venga impedito a questa persona di commettere ulteriori abusi, ma è sempre più urgente una riforma del diritto minorile, per rimuovere lo strapotere degli psichiatri e delle loro diagnosi, per loro natura arbitrarie e soggettive». —

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