Fondazione Carife, lotta contro il tempo. Roma vuole la fusione ma l’ok non arriva
La proposta del colosso capitolino è recapitata da mesi, può nascere un ente nuovo. Serve però il via libera del ministero
Scorre il tempo a disposizione per il tentativo di salvataggio della Fondazione Carife, e da Roma rimbalzano a Ferrara indicazioni di segno opposto. Da una parte, infatti, filtrano indiscrezioni che individuano proprio nella Fondazione Roma, ex Cassa di Risparmio della capitale, l’unico ente che ha risposto positivamente all’appello per l’individuazione di un partner, lanciato dal presidente ferrarese Riccardo Maiarelli; dall’altra non arrivano indicazioni positive su questa ipotesi di soluzione da parte del ministero del Tesoro, al quale spetta comunque l’ultima parola.
Il primo spiraglio. Nel febbraio scorso Maiarelli, su invito dell’ente controllore delle Fondazione che è appunto il ministero del Tesoro, inviò a tutte le “cugine” una lettera-appello, chiedendo disponibilità ad un fusione con Ferrara, ormai alle corde dal punto di vista finanziario dopo il crac Carife e la bocciatura da parte del Tar della richiesta di annullamento del provvedimento di risoluzione. Silenzio assoluto per diversi mesi, poi lo spiraglio aperto dalla conferma dello stesso presidente, all’inizio di luglio: c’è la disponibilità da parte di un ente a sondare la percorribilità di un progetto di accorpamento con Palazzo Crema. Di qui la pronuncia positiva dell’Organo d’indirizzo sull’ipotesi di fusione, con tanto di mandato dal Consiglio d’amministrazione di approfondire.
L’offerta del colosso. Fin qui l’ufficialità, appunto. Le strade informali suggeriscono un percorso già ben avviato da parte, appunto, della Fondazione Roma, autentico colosso degli enti privati di origine bancaria, da sempre schierata su di una linea autonoma rispetto a quella dell’Acri, l’associazione di categoria. La proposta dell’ente guidato da Emmanuele Emanuele è imperniata sulla costituzione di un nuovo soggetto, per fusione tra le due fondazioni, dove Ferrara avrebbe voce in capitolo (uno o due posti in Consiglio d’amministrazione) e la garanzia di poter contare per un certo numero di anni su contributi per svolgere l’attività istituzionale in favore di cultura, arte, sanità, solidarietà, categorie deboli. Si parla di una cifra superiore a mezzo milione di euro.
Il parere del ministero. La lettera della Fondazione Roma risale a giugno, non essendovi altre proposte è naturale pensare che il «mandato esplorativo» sia condotto a termine con rapidità, anche perché le prossime scadenze di bilancio a Palazzo Crema saranno cruciali. Al momento però non risulta ancora riscontri positivi sul via libera da parte del ministero, e anzi sembrerebbero emergere problemi. —
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