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l’ex azionista della banca 

Fondazione Carife, lo stallo mette a rischio la fusione

S.C.
Fondazione Carife, lo stallo mette a rischio la fusione

Il ministero non sblocca la proposta di Roma: ente in scadenza, serve la proroga Zanirato (organo d’indirizzo): fare chiarezza per non perdere pure Palazzo Crema 

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La notizia dell’offerta di “salvataggio” della Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara da parte della Fondazione Roma, e degli ostacoli che arrivano dal ministero del Tesoro, sta scuotendo gli ambienti economici cittadini. Da Palazzo Crema nessuna reazione ufficiale, vista la delicatezza della trattativa, ma c’è chi comincia a manifestare la propria preoccupazione per una situazione complessa che, se non si dovesse sbloccare in tempi abbastanza rapidi, rischierebbe di compromettere l’operazione di salvataggio dell’ex azionista di maggioranza di Carife.

Intoppi ministeriali

L’offerta romana resta riservata nei dettagli, ma la sostanza è nota: fusione tra le due Fondazioni con nascita di un soggetto nuovo, nel quale i ferraresi avrebbero una rappresentanza non simbolica (un paio di posti in un Cda da sette componenti), e gestione degli interventi istituzionali locali attraverso un comitato espressione della società ferrarese. Il budget che il presidente romano Emmanuele Emanuele avrebbe messo sul piatto sarebbe attorno ai 600mila euro ogni dodici mesi per una decina d’anni, certo non paragonabile alle erogazioni dei tempi d’oro (7-8 milioni di euro l’anno) ma comunque il segno di una inversione di tendenza rispetto agli ultimi esercizi. Il problema è che questo schema, riportato subito dal presidente ferrarese Riccardo Maiarelli, è stato accolto molto freddamente dal ministero del Tesoro, autorità di sorveglianza per le Fondazioni di origine bancaria.

Il motivo? Qui il riserbo si fa, se possibile, ancora più fitto. C’è il fatto che Emanuele è in scadenza di mandato e quindi per rendere possibile l’operazione-Ferrara sarebbe necessaria una proroga. La Fondazione Roma agisce peraltro al di fuori del quadro associativo, rappresentato all’Acri di Giuseppe Guzzetti, contro il quale anche di recente i romani si sono espressi molto duramente, criticando la politica del mantenimento delle partecipazioni bancarie.

Preoccupazioni

I timori di uno stallo perdurante o addirittura di una bocciatura dell’unica proposta di salvataggio finora arrivata a Palazzo Crema, però, comincia a sollevare preoccupazioni. «Quando ci venne chiesta l’autorizzazione per mandare avanti la trattativa - dice Massimo Zanirato, segretario Uil e membro del Consiglio d’indirizzo - non ci venne rivelato il nome dell’interlocutore, né ci furono indicati i tempi dell’operazione. Certo è che si parlò di esigenze di liquidità e finanziarie, bisogna comunque pagare tre dipendenti a tempo pieno e, tra qualche mese, bisognerà ricominciare a pagare le rate del mutuo con il quale è stato pagato Palazzo Crema. Avevamo percepito che il nodo sarebbero state le autorizzazioni ministeriali, ma ritengo che si debba far chiarezza su questo punto, soprattutto se non vi sono alternative all’offerta romana. Ferrara non può rischiare di perdere anche la Fondazione, dopo la sua banca».

posta in palio

In assenza di un partner dalle spalle robuste, la sorte della Fondazione sarebbe segnata, con lo spettro della liquidazione a farsi concreto. Il modo peggiore per chiudere del tutto il libro di Carife.

S.C.

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