Fondazione Carife il caso in Parlamento «Il ministro chiarisca»
Stop all’offerta di fusione, Sgarbi annuncia interpellanze «Roma è un ente con enormi mezzi, può salvare Ferrara»
Il salvataggio della Fondazione Carife finisce in parlamento. Sarà Vittorio Sgarbi a portarcelo, trasformando in un caso politico il blocco della proposta di fusione avanzata dalla Fondazione Roma, l’unica finora pervenuta per Palazzo Crema. «Il ministro Tria deve chiarire i motivi di questo blocco» dice il deputato forzista, che è attualmente in Sud Africa e presenterà un’interpellanza non appena rientrato in Italia.
I legami
Sgarbi si muove nella doppia veste di deputato eletto nel listino Alto Ferrarese e di estimatore del lavoro di Emmanuele Emanuele, il presidente della Fondazione Roma, «lo conosco da tempo e di recente la collaborazione si è rinsaldata con i contributi della Fondazione al museo di Sutri (da sindaco ha conferito la cittadinanza onoraria a Emanuele, ndr). Ci siamo sentiti anche in queste ore - continua il deputato - Roma è un ente con enormi mezzi, l’unico che può incaricarsi di un intervento come quello di Ferrara. Anche per questo motivo è incomprensibile il no del ministero». Al momento ci sarebbe un parere negativo alla fusione tra le due Fondazioni, formulato dal freschissimo direttore generale del Tesoro, Alessandro Rivera, nominato dallo stesso Tria una quarantina di giorni fa. Il motivo? «Da quanto ho capito, sarebbe di ostacolo il fatto che Emanuele è in scadenza di mandato, ma a questo punto è necessario che il ministero spieghi la sua posizione che rischia di lasciare senza alternative una realtà importante come Fondazione Carife» è la presa di posizione di Sgarbi, che negli anni d’oro ha pure collaborato con Palazzo Crema.
Il patto
Il patto di riservatezza firmato da tutti i membri del Consiglio di amministrazione di Fondazione Carife è alla base del silenzio di queste ore sulla trattativa. Gli stessi membri dell’Organo d’indirizzo hanno dato mandato al Cda di esplorare i margini della trattativa, senza sapere chi fosse l’interlocutore. L’appello agli enti “cugini” per una fusione in grado di salvare l’ex azionista di maggioranza della banca, risale al febbraio scorso. L’unica risposta giunta a Palazzo Crema è stata appunto quella di Fondazione Roma. —
Stefano Ciervo
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