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Ferrara

L'agguato di via Morata, massacrato per aver collaborato con la polizia

I due nigeriani arrestati dalla Polizia dopo un mese di indagini: l'agguato di via Morata è stato premeditato. Una spedizione punitiva nell’ambito di lotte tra fazioni rivali di nigeriani divisi da antipatie per  le diverse regioni di provenienza. Niente mafia nigeriana, dicono alla Polizia. Grande collaborazione della comunità nigeriana.
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I due nigeriani arrestati dalla Polizia dopo un mese di indagini: l'agguato di via Morata è stato premeditato. Una spedizione punitiva nell’ambito di lotte tra fazioni rivali di nigeriani divisi da antipatie per  le diverse regioni di provenienza. Niente mafia nigeriana, dicono alla Polizia. Grande collaborazione della comunità nigeriana.

Il retroscena: il giovane nigeriano colpito alla testa con un machete aveva aiutato gli inquirenti e ha rischiato di morire per questo: arrestati due degli aggressori, indagini sugli altri  

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FERRARA - Un agguato premeditato. Una spedizione punitiva nell’ambito di lotte tra fazioni rivali di nigeriani divisi da antipatie campanilistiche legate alle diverse regioni di provenienza. In questo contesto è maturata, il 30 luglio scorso in via Olimpia Morata, l’aggressione a colpi di machete ai danni di un nigeriano di 26 anni, rimasto per due giorni tra la vita e la morte per le ferite inferte alla testa.

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Dopo un mese di indagini da parte della squadra mobile di Ferrara, sono stati arrestati per tentato omicidio Anthony Lucky Odianose, 31 anni, nigeriano già conosciuto come spacciatore alla Gad, in Italia dal 2013 e titolare di protezione sussidiaria con permesso di soggiorno valido fino al 2022; in manette anche Irabor Igbinosa, 29 anni, arrivato in Italia nel 2016 con una richiesta di asilo politico ancora al vaglio della Commissione e permesso di soggiorni in scadenza a settembre. I fermi disposti dal pm Isabella Cavallari sono stati eseguiti venerdì mattina: Odianose è stato arrestato nella sua abitazione di piazzale Camicie Rosse, dove gli agenti della polizia di Stato hanno trovato anche 3000 euro in biglietti da piccolo taglio, ritenuti frutto della sua atività di spaccio, dato che non ha un lavoro.

L’arresto di Irabor è avvenuto in via XXV Aprile, nell’appartamento che il giovane condivideva con altri cinque connazionali, uno di loro inottemperante all’ordine del Questore di lasciare il territorio italiano, e denunciato.
Secondo la procura, dunque, i due volevano uccidere quando, il 30 luglio scorso con l’aiuto di altri connazionali, hanno accerchiato Steven in via Olimpia Morata e lo hanno ripetutamente colpito con i machete.

La sua “colpa”, quella di avere collaborato con la polizia di Stato che fin dalla primavera scorsa stava indagando sul crescendo di violenza innescato in città da risse sempre più frequenti e sanguinose tra bande rivali di nigeriani. L’11 giugno, in via Modena davanti al locale “Diverso” e poi ancora in via Cassoli ad avere la peggio era stato proprio un amico di Steven. In quell’occasione i carabinieri denunciarono tre nigeriani, ma la violenza non si fermò. Anzi. Il 28 giugno su segnalazione di alcuni cittadini, gli agenti delle Volanti accorsero davanti al Nord Ovest, per un’altra rissa.

E allora l’aiuto di Steven fu fondamentale per far ritrovare alle forze dell’ordine il machete che era stato lanciato sul tetto dai litiganti in fuga. Uno sgarro che il giovane, in Italia da un anno con regolare permesso di soggiorno, ha pagato quasi con la vita.

La situazione che il 30 luglio si era presentata agli agenti delle Volanti della questura di Ferrara, accorsi sul posto, è stata di inaudita violenza. Nell’immediatezza i poliziotti sono riusciti a cristallizzare la scena del crimine, assicurandosi la testimonianza della vittima (che nonostante le gravissime ferite stava tentando di risalire in bicicletta e scappare), dell’amico che era intervenuto a difenderlo (e aveva rimediato una coltellata al braccio) e degli altri residenti che avevano assistito allibiti e spaventati all’aggressione spietata. Soprattutto, gli agenti erano riusciti a individuare la telecamera di sicurezza di un’abitazione privata che aveva ripreso la scena, fornendo poi agli ispettori della Mobile elementi importanti alle immagini che sono proseguite incessanti per un mese, trovando peraltro ampia collaborazione da parte della comunità nigeriana.


“ Il messaggio che vogliamo dare – hanno puntualizzato in conferenza stampa i dirigenti della Mobile Andrea Crucianelli, dell’Ufficio Volanti Teresa Mancinelli e il questore vicario Rossella Canato – è che nella comunità nigeriana ci sono tantissime persone oneste, che si dissociano da questo clima di violenza e non accettano la logica della rivalità tra gruppi”.

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