«Basta alla violenza la città lo sappia Non stiamo più zitti e chiediamo rispetto»
L’appelloLo avevano detto tutti insieme, quelli della Comunità nigeriana: «Non tutti noi nigeriani o persone di colore di altre nazionalità siamo come quelli coinvolti nelle risse di sangue». Ora...
L’appello
Lo avevano detto tutti insieme, quelli della Comunità nigeriana: «Non tutti noi nigeriani o persone di colore di altre nazionalità siamo come quelli coinvolti nelle risse di sangue». Ora Evelyn Aghom, presidente della comunità lo ribadisce e si appella alla città, dopo gli arresti della Polizia: «La città deve sapere che noi non stiamo fermi né zitti e chiediamo rispetto: siamo i primi a dire basta a queste risse di sangue, o come si dice in inglese “revenge”(ritorsione, vendette trasversali). Per questo io e Kelvin (il presidente uscente della comunità) stiamo cercando di incontrare questi ragazzi, per sapere perché si stanno picchiando, come risolvere questi scontri». E la mafia nigeriana? «Lacchè, lo diciamo e ripetiamo, sono ragazzi giovani che non sanno nemmeno perché sono qua non sanno cos’è la legge, e che rischiano la galera».
Ragazzi senza legge né parte
«Quello che sappiamo è che sono ragazzi sui 19/20 anni che non sanno o non voglio rispettare regole, quindi arrivano qui e pensano di poter fare ciò che vogliono. Noi diciamo no, e diciamo basta». «Io ho incontrato uno dei ragazzi aggrediti in via Bologna, dopo il fatto del machete, e gli ho chiesto perché vi picchiate?». «Lui mi ha risposto che lo cercavano per “revenge”, credevano fosse fratello dell’autore di una delle aggressioni precedenti: così fanno. Oggi uno picchia l’altro, il giorno dopo il contrario».La polizia ha dato atto della collaborazione della comunità: «Di questo la ringraziamo ed è la verità, perché ripetiamo: noi non stiamo né zitti né fermi».
Non accettiamo più violenze
Anche Kelvin Jacob, figura centrale e storica della comunità nigeriana ribadisce che «abbiano collaborato e continueremo a farlo con tutte le forse dell’ordine». «Noi non possiamo accettare, noi stessi, questa continua pressione. Avevamo detto chiaramente che la mafia, come dite voi giornalisti e tanti altri, non c’entra, non c’è mai stata. Questi ragazzi sono senza controllo, fanno questo per orgoglio, potere, creando bande tra di loro. Noi non lo accettiamo, noi ci siamo e diciamo basta. Lo diremo con la manifestazione contro la violenza e per il rispetto che stiamo organizzando». —
Daniele Predieri
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