Tentato omicidio con machete alla Gad: l’ombra della droga
In casa trovati tremila euro possibile provento di spaccio. Oggi l’udienza, i due giovani chiamati a chiarire il movente
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FERRARA. Dovranno spiegare il perché di tanta violenza, quel machete e quelle catene usate per “punire” e avere quasi ucciso il connazionale che aveva fatto la “spia” alla polizia. Dovranno farlo al gip Silvia Marini, in carcere i due arrestati dalla Polizia: Anthony Lucky Odianose, 31 anni, nigeriano, spacciatore alla Gad, in Italia dal 2013 e un lavoro come dj nei locali di nigeriani, in regola col permesso fino al 2022, e Irabor Igbinosa, 29 anni, in Italia dal 2016 e richiedente asilo.
In casa aveva troppi soldi
La posizione più difficile è quella di Odianose, ritenuto il “capo” e per i troppi soldi trovati in casa, 3.000 euro in contanti, possibile guadagno dallo spaccio di droga. Perché l’ipotesi investigativa e della polizia è quella di uno “scontro” per il traffico di droga. Non solo dunque, scontri e ripicche personali, o ritorsioni tra gruppi di nigeriani per banali divergenze innescate da prove di forza, che avrebbe dato il là alla scia di sangue che per una settimana in agosto ha portato Ferrara sotto i riflettori della cronaca nera. Anche a livello nazionale.
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Quello del 30 luglio, in via Morata, fu davvero un agguato, studiato. Odianose e Igbinosa sono solo i primi due, tra gli autori, a finire in carcere perché più identificabili grazie a immagini e testimonianze a finire in carcere: perché ora le indagini della Mobile puntano a scoprire gli altri, almeno quattro, che armati di catene e botte, calci e pungi, avevano dato man forte ai due arrestati armati di machete. Di questo, difesi dall’avvocato Simona Maggiolini, dovranno rendere conto al gip Marini.
Perché volevano uccidere?
Soprattutto del perché questo tentato omicidio che tale è per procura e Polizia, in quanto i due volevano uccidere il ragazzo nigeriano, accerchiato in via Morata e colpito con una violenza inaudita, per uccidere. La “colpa” della vittima è stata quella di avere collaborato con la polizia di Stato che fin dalla primavera scorsa stava indagando sul crescendo di violenza in città, per risse frequenti e sanguinose tra bande rivali di nigeriani. Una di queste in un locale, il D-Verso, dopo una festa nigeriana in cui il dj era Odianose. Sì, lui dovrà spiegare tanto al giudice. —
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