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L’escalation di violenza è nata per una partita di droga non pagata «Non ci fanno lavorare sotto il grattacielo, ma noi siamo più forti» 

Aye e Arobaga nemici giurati: a Ferrara una guerra per bande

D.P.
 Aye e Arobaga nemici giurati: a Ferrara una guerra per bande

il retroscenaOgni rissa, ogni bottiglia spaccata in testa, ogni piccolo fatto di cronaca - rapine di portafogli, liti verbali, inseguimenti con bastoni - tutto registrato da mesi in zona Gad e in...

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il retroscena

Ogni rissa, ogni bottiglia spaccata in testa, ogni piccolo fatto di cronaca - rapine di portafogli, liti verbali, inseguimenti con bastoni - tutto registrato da mesi in zona Gad e in mezza città fa da sfondo ad una guerra tra bande. Tra due bande: quella degli Aye, più giovani di cui fa parte la vittima dell’agguato di via Morata, Stephen Oboh e quella degli Arobaga, il cui capo indiscusso - più anziano di tutti ad appena 31 anni - è Ubeba, Lucky Anthony Odianose, professione disk jockey, in realtà spacciatore a tempo pieno, visto che in casa al momento dell’arresto aveva tremila euro in contanti, che non ha giustificato. La guerra d’agosto che finì anche nei tweet del ministro Salvini, con escalation di risse e rese dei conti, ha un movente ben chiaro, come accertato dalla polizia.

Pagate subito quella droga

E’ lo stesso Ubeba-Odianose, il capo, a dirlo nelle telefonate intercettate, scandendo in modo chiaro e netto che «quello là che sta in ospedale (Oboh, dopo l’agguato di vai Morata, ndr) è stato fortunato, perchè lo volevamo uccidere». Se non sono riusciti a farlo lo si deve ai cittadini di via Morata che non si sono girati dall’altra parte ma sono intervenuti in strada, proprio mentre Ubeba e gli altri brandivano machete e catene per picchiare, anzi uccidere.

Ubeba il capo racconta

Ubeba racconta (la sintesi degli atti) che «il motivo scatenante è una partita di droga presa in conto vendita dall’altra banda, quella degli Aye, che ci chiedevano venisse pagata entro giorni e non dopo tre settimane come era stato pattuito». Ubeba spiega al telefono di aver parlato con l’altro capo degli Aye e aver spiegato che «il mio uomo, in tre giorni non era riuscito a vendere la droga e non aveva i soldi per pagarla».

Bottiglia in testa a Threeman

L’uomo in questione, citato da Ubeba, era Henry Arehobor, detto Threeman, oggi in fuga in Francia: era lui il pusher che doveva pagare. Non lo ha fatto e così il capo della banda degli Aye, in una riunione, ha dato l’ordine di “avvertire” Threeman. «Gli hanno spaccato la testa con una bottiglia senza fargli troppo male» ricorda Ubeba al telefono e aggiunge: «Dopo questo fatto ho dato ordine ai miei di picchiare qualcuno degli Aye e nei giorni seguenti ho saputo dai miei uomini che lo hanno fatto su 7 ragazzi di quella banda». E si giustifica: «Siamo stati costretti a cominciare perchè gli Aye non ci fanno lavorare sotto il Grattacielo, chiamano sempre la Polizia», per ripicca e avere il controllo della zona.

Un bambino non mangia con gli anziani

Siamo a luglio, ogni piccolo fatto di cronaca è collegato: inizia la guerra. Ubeba per gli Arobaga dice «noi siamo i più forti, non so come andrà a finire questa storia con gli Aye, ma solo “quando un bambino si lava le mani può mangiare con gli anziani”», dice facendo intendere alla polizia - che traduce negli atti - che gli Aye sono più giovani (tutti ventenni) e debbono portare rispetto agli anziani di Ubeba. E allora, ecco gli Arobaga preparare l’agguato di via Morata, in ogni dettaglio. Contro Stephen Oboh. Che dopo 3 giorni di coma, ed esser uscito dall’ospedale, cerca vendetta: «Io so chi mi ha fatto male - dice, intercettato, ad uno degli Aye - Lo sai cosa succederà? Se trovo uno o due della vostra banda, se non mi avete ammazzato, io ammazzo uno di voi». La guerra è ancora in corso: chissà, gli arresti la bloccheranno? —

D.P.

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