Due in carcere, altri tre nigeriani in fuga
Guerra tra bande a Ferrara per lo spaccio. Dopo gli arresti per tentato omicidio, le ricerche degli altri aggressori anche all’estero: le tracce portano in Francia. Fallita la mediazione della comunità
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FERRARA. Ubeba ed Ebo restano in carcere: così ha deciso ieri mattina il gip Silvia Marini, convalidando il fermo e decidendo la detenzione in cella per tentato omicidio per Lucky Antonhy Odianose, 31 anni, detto Ubeba e l’altro arrestato dalla squadra mobile Igbinosa Irabor, 29 anni, detto Ebo, per l’agguato con machete di via Morata, in zona Gad, del 30 luglio scorso ad un loro connazionale, per un regolamento di conti.
Altri tre ricercati in mezza Europa
Se i due restano in carcere, altri tre nigeriani sono adesso ricercati in mezza Europa accusati dell’agguato a Stephen Oboh, la loro vittima che rimase tre giorni in coma per i colpi ricevuti alla testa con almeno due machete e una catena di ferro.
Due di loro sono già in Francia, secondo quanto emerge dagli atti dell’inchiesta, scappati da Ferrara, dalla Polizia che li cercava: sono Henry Arehobor, 27 anni, detto Threeman ed Emanuel Emakhu, detto Shube o Papa Joe, 26 anni, mentre il terzo Kingsly Okoase, 23 anni, detto Oje, ha fatto perdere ogni traccia, anche telefonica, nel senso che non ha avuto più contatti con tutti gli altri della sua banda.
Uno scontro tra due bande
La banda degli Arobaga, di cui fanno parte tutti i 5 dell’agguato e altri che hanno partecipato, non materialmente, ma facevano da sentinelle o palo per attirare in una trappola e tagliare vie di fuga a Stephen Oboh, che, invece, fa parte di un’altra banda, gli Aye. Secondo quanto emerge dall’inchiesta, ancora in corso, il tentato omicidio di via Morata nasce proprio da un regolamento di conti per una partita di droga non pagata, dallo scontro tra le loro due bande, per «la supremazia, controllo e gestione dei traffici illeciti» legati appunto allo spaccio e al traffico di droga in città. Questo emerge dalle indagini della squadra mobile che ha raccolto testimonianze, riscontri, ascoltato intercettazioni telefoniche tra i componenti delle bande e membri della comunità nigeriana.
La mediazione di Kelvin Jacob
Uno scontro per cui, si legge negli atti giudiziari, vi era stata anche una mediazione, «un accordo, una sorta di tregua» da parte del presidente della comunità nigeriana (quello uscente, Kelvin Jacob) che aveva cercato, senza riuscirci poi, «un’intesa con il capo della banda Aye» per evitare ritorsioni dopo l’agguato a Stephen Oboh, affiliato degli Aye stessi. Perchè, lo ricordiamo, l’agguato di via Morata è diventato la scintilla che «avrebbe innescato una serie di scontri e regolamenti di conti tra le due bande rivali», scrive la pm Isabella Cavallari nella richiesta di arresto, convalidato dal gip Marini almeno per i due trovati ancora a Ferrara.
Primo tra tutti Odianose Ubeba ritenuto il capo della banda Arobaga, visto che è lui che gestisce e coordina i pusher e consiglia spedizioni e ordina di uccidere, come per via Morata.
In Italia si può, in Europa no
Mentre uno dei nigeriani in fuga, Henry Threeman viene consigliato di stare attento in Francia, di usare la testa, «se vieni fermato dalla polizia capiscono che hai problemi in Italia per quello che è successo».
Ma ha paura Threeman, lo ammette al telefono: «solo in Italia si può fare tutto questo, perchè se lo fai in un altro paese dell’Europa, lì ti prendono e ti mettono in carcere per poi mandarti in Nigeria». —
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