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Udienza In tribunale  

Dai ricatti allo spaccio a scuola. Depongono preside e studenti

Daniele Predieri
Dai ricatti allo spaccio a scuola. Depongono preside e studenti

A fine settembre parte il processo contro tre giovani della baby gang. Sono accusati di rapine dei cellulari e minacce di morte alle loro vittime

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Rapina, estorsione, violenza privata, minacce e spaccio di droga all’interno della scuola media che uno de tre minori, arrestati e ora imputati, frequentava: la procura dei minorenni ha infatti chiesto il processo contro i tre ragazzini della baby gang finita alla ribalta delle cronache cittadine l’aprile scorso, per aver rapinato, minacciato, ricattato ragazzini 13enni e per un traffico di droga nella scuola al centro della vicenda, frequentata dalle vittime di ricatti e altro, davanti alla quale la baby gang si presentava ogni giorni per incutere terrore nei ragazzini e anche spacciare.



Tanto da costringere i dirigenti della scuola stessa a controlli e addirittura alle “scorte” almeno di uno dei ragazzi più presi di mira. Non è un caso se tra i testimoni chiamati dai giudici del Tribunale dei minorenni a fine settembre, alle udienze fissate per il 26 e il 27 settembre, a Bologna, c’è anche il preside della scuola e anche diversi studenti che avrebbero assistito allo spaccio nei corridoi o testimoni dei fatti. Una scuola media che ha visto la dirigenza collaborare con gli inquirenti, carabinieri e procura minorile, a tal punto - dopo tutti questi fatti- da autorizzare blitz e controlli antidroga con i cani, all’interno della scuola stessa. Ora i processi: due dei ragazzi coinvolti e imputati dalla pm Caterina Salusti, saranno giudicati con il rito abbreviato: si tratta dello studente ferrarese accusato di spaccio e altro, e di un ragazzo straniero, entrambi autori di rapine del cellulare con la richiesta di 50 euro alla vittima, per poterlo riavere.



Le minacce ad una vittima, sono addebitare solo allo straniero: che dopo aver saputo di essere stato denunciato dal padre della giovane vittima, lo minacciò di morte: se non avesse ritirato la denuncia, disse, «sarebbe finita male», «ti vengo a cercare e picchio te e tuo fratello (entrambi minacciati, ndr) vi uccido così finite di darmi fastidio». Il padre dei due fratelli minacciati denunciò subito la vicenda, fece diventare il caso nazionale, parlando di «criminalità minorile, altroché bullismo». Niente bullismo, così anche per il terzo ragazzo, che sarà processato non con rito alternativo: dovrà presentarsi in tribunale e anche nel suo caso, tanti i testimoni: vittime, genitori, ragazzini ritenuti coinvolti in altri fatti al centro delle indagini.



Tutti quelli della baby gang del “sotto Mac” come conosciuta in città. Che per mesi ha terrorizzato ragazzini: una baby gang che portò carabinieri, polizia e procura ad operazioni nel centro città e nei portici del sotto Mac. Ribadisce ancora oggi il padre dei due fratelli vittime di ricatti, rapine ed estorsioni: «i miei figli hanno ancora paura ad andare in giro, incontrando anche gli altri per cui non vi sono stati provvedimenti. E tra poco inizia la scuola». Come dire, anno scolastico nuovo, problemi vecchi? —





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