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La famiglia Verri: la sua morte era evitabile Il ricorso alla Corte dei diritti dell’uomo  

«Igor ha ucciso papà Vogliamo risposte dai giudici europei»

D. P.

IL processoAspetta risposte e verità, dall’8 aprile dell’anno scorso. Quando suo padre, Valerio Verri, venne ucciso in un agguato da Igor il russo, l’ormai tristemente famoso Norbert Feher alias Igor...

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IL processo

Aspetta risposte e verità, dall’8 aprile dell’anno scorso. Quando suo padre, Valerio Verri, venne ucciso in un agguato da Igor il russo, l’ormai tristemente famoso Norbert Feher alias Igor Vaclavic. Aspetta anche venga fissato il processo a Bologna, contro Igor per la morte del padre, Francesca Verri che secondo il calendario provvisorio dovrebbe andar a metà ottobre.

L’Atto finito a Strasburgo

Ma non si fermano qui, Francesca e il fratello Emanuele, perché attraverso il loro legale hanno presentato e depositato alla Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo il ricorso contro l’esposto – poi archiviato dal gip di Ferrara – in cui chiedevano conto del mancato allarme delle autorità cittadine (carabinieri in primis), allarme che se fosse stato lanciato sulla presenza di Igor nel Ferrarese avrebbe dovuto bloccare attività delle guardie ecologiche volontarie in forza alla Polizia provinciale, di cui Valerio Verri faceva parte ed era in pattuglia con l’agente Marco Ravagl ia l’8 aprile dell’agguato.

Non venne evitato il rischio

«Nonostante sapessero, o avrebbero dovuto sapere, dell’esistenza di un rischio reale ed immediato per la vita di Valerio Verri, le autorità italiane non hanno adottato le misure che ragionevolmente avrebbero potuto evitare tale rischio, e che pure rientravano nell’ambito dei loro poteri», scrivono i legali della famiglia nell’atto depositato sintetizzando che «le autorità non hanno fatto tutto quanto in loro potere per proteggere la vita di Verri dal rischio di incontrare Igor/Norbert». Al di là delle questioni tecnico-giuridiche affrontate dai legali, Francesca Verri spiega il motivo della decisione: «L’avevo detto fin dal primo momento che saremmo andati fino in fondo, chiedendo verità e risposte per la morte di mio padre».

vado fino in fondo, per mio padre

«Ora – continua la Verri – queste risposte chiediamo di averle da altri giudici, dalla Corte di Strasburgo. Lo devo a mio padre, che aveva fatto tanto per noi, debbo ricambiare tutto questo. Andiamo avanti con questo atto, un percorso obbligato perché ancora oggi riteniamo che la morte di papà fosse evitabile». Anche se già a Ferrara, il giudice che valutò l’esposto di Verri lo ha archiviato indicando che «non vi fossero le circostanze per collegare l’accaduto (la morte di Verri, ndr) alla ritenuta omissione di comunicazione della polizia giudiziaria sulla presenza dell’omicida agli organi di pubblica sicurezza».

Responsabilità per negligenza

Ricordano nell’atto i legali dello studio Anselmo – uno dei motivi del ricorso – che «sebbene la morte di Verri sia avvenuta in circostanze potenzialmente coinvolgenti la responsabilità dello stato italiano per negligenza, all’esposto dei figli non ha fatto seguito una investigazione capace di accertare i fatti e responsabilità personali degli organismi statali coinvolti». «Le autorità preposte – spiega il ricorso – hanno ignorato ipotesi di indagine che avrebbe potuto accertare responsabilità di organi di polizia per la mancata prevenzione dell’omicidio». –

D. P.

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