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Parla Emmanuele Emanuele, presidente dell’ente che propone la fusione con Palazzo Crema per scongiurare il rischio liquidazione 

«La Fondazione Roma vuole salvare Ferrara Pronto un milione l’anno, il ministero dice no»

Stefano Ciervo

l’intervistaFondazione Roma e Fondazione Carife sono pronte alla fusione per salvare dalla liquidazione Palazzo Crema. Ma il ministero delle Finanze si oppone. Ecco la posizione di Emmanuele Emanuele,...

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l’intervista

Fondazione Roma e Fondazione Carife sono pronte alla fusione per salvare dalla liquidazione Palazzo Crema. Ma il ministero delle Finanze si oppone. Ecco la posizione di Emmanuele Emanuele, presidente del colosso romano.

Com’è nato il progetto di fusione con la Fondazione Carife?

Il progetto di fusione con la Fondazione Carife è nato dalla richiesta della Fondazione ferrarese a tutte le Fondazioni italiane aderenti all’Acri ed a quelle che non ne fanno parte come Fondazione Roma, di fronte alla grave crisi che la Fondazione Carife sta affrontando. La Fondazione Roma si è detta disponibile a rispondere positivamente.

Il vostro progetto come si articola? Nascerà un nuovo ente e quale sarà il ruolo dei ferraresi?

Sulla base di un progetto presentato dalla Fondazione Carife che prevede una fusione tra Fondazione Carife e Fondazione Roma, nascerebbe un nuovo ente nel quale la Fondazione Carife avrebbe dei rappresentanti nel Consiglio di Amministrazione e nel Comitato di Indirizzo.

Quante risorse saranno messe a disposizione per gli interventi nel Ferrarese?

Le disponibilità finanziarie che saranno messe a disposizione sono attualmente orientativamente di un milione di euro annui per assicurare gli stipendi ai dipendenti, un’attività sul territorio e la gestione del patrimonio museale di proprietà della Fondazione Carife.

Quali sono le motivazioni del parere negativo del ministero? Si parla del fatto che la presidenza e il Cda di Fondazione Roma, essendo in scadenza di mandato, non possono prendere impegni di lunga durata.

Il Consiglio di amministrazione della Fondazione Roma è già scaduto e, in considerazione della richiesta di Ferrara autorizzata dal ministero, il Comitato di indirizzo di Fondazione Roma ha prorogato fino alla fine del mese di settembre l’attività del Consiglio di amministrazione. Attualmente la Fondazione ha intrapreso la conseguente necessaria attività di due diligence per arrivare a realizzare l’operazione di cui sopra. Il ministero, nella persona del suo direttore generale Rivera, assume che tale compito non può essere del Consiglio che ha terminato il mandato ma di uno nuovo poiché l’attuale Consiglio di Fondazione Roma ha compiuto due mandati e non è rinnovabile. Sostiene, inoltre, e questo appare assolutamente non condivisibile, che tale impossibilità dei componenti dell’attuale Consiglio varrà anche per il nuovo soggetto che nascerebbe dalla fusione tra Fondazione Roma e Fondazione di Ferrara. Questo comporterebbe una lunga procedura che passa prima attraverso il rinnovo dell’organo, la condivisione da parte del nuovo organo dell’operazione, e l’avvio della procedura di cui sopra che appare impensabile possa essere svolta in tempi brevi, e ciò significherebbe la fine della Fondazione di Ferrara.

Se lo stallo perdura che scenari si possono aprire?

Soltanto uno. Poiché il ministero dell’Economia e delle Finanze nella persona del suo Direttore si oppone e poiché né a me né agli altri componenti del Consiglio interessa, come lui crede, di rimanere in carica, toccherà trovare la soluzione con i propri mezzi al ministero stesso, il quale con la politica di questi anni ha contribuito a danneggiare le Fondazioni, come quella di Ferrara, consentendo, senza intervenire, che operassero come hanno operato nel sistema bancario ed in Cassa Depositi e Prestiti. Auguri. —

Stefano Ciervo

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