Il miracolo della guarigione simbolo di un’apertura
Gesù compie un miracolo di guarigione nel territorio pagano della Decapoli. Alcuni anonimi uomini che abitano nella zona gli conducono un sordomuto «e lo pregarono di imporgli la mano».Gesù fa molto...
Gesù compie un miracolo di guarigione nel territorio pagano della Decapoli. Alcuni anonimi uomini che abitano nella zona gli conducono un sordomuto «e lo pregarono di imporgli la mano».
Gesù fa molto di più: prende il sordomuto e lo conduce in disparte, lontano dalla folla; attraverso una serie di gesti e di parole e dopo aver pronunciato la parola Effatà, cioè: «Apriti!», gli orecchi si aprono e il nodo della lingua si scioglie, al punto che colui che era sordomuto finalmente «parla correttamente».
Cerchiamo di immedesimarci nella scena.
Il sordomuto, non potendo comunicare, è per antonomasia un condannato a vivere da isolato.
C’è qualcosa di chiuso che caratterizza la sua condizione, e Gesù lo coglie, arrivando proprio a quel punto di chiusura e agendo lì per la guarigione; qualcosa deve aprirsi, sciogliersi, affinché il comunicare possa ritrovare la sua via, i suoi canali.
Chi è il sordomuto? Sono proprio io, ogni volta che mi chiudo, che mi rifugio in un mio mondo nel quale non essere raggiunto dagli altri.
L’egoismo relega in un contesto di sordomutismo: non fa più ascoltare la presenza e le esigenze degli altri, non permette più di comunicare.
Si hanno orecchi solo per sé stessi e per i propri bisogni, si sa parlare solo di sé, con se stessi preferibilmente, così si è sicuri di non essere contraddetti.
Gesù non ha paura di affrontare questa condizione di “sordomutismo interiore”, così come non ha paura di entrare in un territorio pagano.
L’esito della guarigione non è solo la ritrovata capacità di comunicare, ma molto di più: la lode: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!», esclamano quanti sono testimoni della guarigione. Come a dire: la capacità di comunicazione, intrisa di ascolto e di parola, diviene piena quando l’uomo non solo si apre all’altro uomo, ma quando si apre a Dio, entrando in un dialogo fatto di ascolto e di parola con lui.
Comunicare con l’uomo, comunicare con Dio, riconoscerlo, narrare le sue opere. Quella gente pagana riconosce in Gesù, forse anche con più semplicità e immediatezza di scribi e farisei israeliti, il Messia.
Un’ultima osservazione sugli anonimi accompagnatori del sordomuto, che svolgono un servizio di squisito amore: portare a Gesù il malato per un incontro a tu per tu.
Che il loro servizio sia anche il nostro, verso i “sordomuti” che ci circondano; e questo è possibile, attraverso quella forma di squisita carità che è la preghiera per gli altri. —
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