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Stalking dopo la condanna Il giudice lo manda in carcere

Alessandra Mura

Il matrimonio sikh combinato era fallito e il neosposo era stato lasciato È tornato a perseguitare la ex sotto casa: inasprite le misure restrittive

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Non è servita la condanna a 9 mesi per stalking. Ancora meno la misura restrittiva del divieto di avvicinamento. La persecuzione è continuata ancora, con un preoccupante “salto di qualità”: dalle molestie telefoniche a una presenza fisica minacciosa. «Ho vinto io, in prigione non ci sono andato», scriveva il condannato su facebook per irridere la vittima e la sua famiglia. E invece ora per lui le porte del carcere si sono aperte, perché il giudice, accogliendo la richiesta dell’avvocato di parte civile e dei carabinieri, ha deciso di dare un giro di vite alle misure interdittive, e di chiudere l’uomo in cella.

Un matrimonio combinato (male)

Al centro della vicenda, una ragazza indiana poco meno che trentenne, residente a Ostellato da molti anni, ma ancora molto legata alla cultura sikh e alle sue tradizioni. Per compiacere i genitori, nel 2016 aveva accettato di sposare con rito sikh (senza valore legale in Italia) un connazionale a mala pena conosciuto, e si era trasferita con lui nel Vicentino. Dieci giorni di convivenza le erano bastati per capire di che pasta era il marito: possessivo, prevaricatore, dedito all’alcol e al fumo. La donna era scappata ed era stata riaccolta in famiglia, ma da allora erano state continue molestie: centinaia di messaggi, insulti su facebook, telefonate sgradite.

La beffa dopo la condanna

A maggio, la condanna a 9 mesi per stalking e una breve tregua, interrotta il 22 agosto con un pretesto risibile: avere le coordinate bancarie per versare i 2000 euro di provvisionale fissata dal giudice di primo grado. Per ottenerle, l’uomo si è anche presentato con fare intimidatorio nello studio dell’avvocato di parte civile Stefano Forlani, e poi ancora sotto casa della sua ex, il 26 agosto, non trovando però nessuno in casa. Al loro ritorno, la ragazza e i suoi familiari hanno trovato il cancello danneggiato, e lui che dormiva ubriaco accanto al garage.

L’uomo si era allontanato prima dell’arrivo dei carabinieri, che però avevano redatto un verbale con una richiesta di aggravamento della misura cautelare. Richiesta reiterata anche dallo stesso avvocato Forlani, tanto più che il giorno successivo, il 27 agosto, l’uomo era tornato davanti alla casa della ragazza buttando bottiglie di vetro contro le finestre.

Deve stare in carcere

Un comportamento che ha indotto il tribunale ad accogliere le richieste di inasprimento e disporre la custodia cautelare in carcere.

«A soli tre mesi di distanza dalla condanna - scrive il giudice - l’imputato ha posto in essere comportamenti che sembrano costituire un gradino ulteriore nell’aggressione arrecata agli interessi della vittima. Dalle semplici minacce via telefonica, infatti, è arrivato a essere fisicamente presente nei luoghi di abitazione della donna, nonostante sia residente in provincia di Vicenza».

Le misure dell’obbligo di dimora, degli arresti domiciliari anche con l’utilizzo del braccialetto elettronico, osserva il giudice, non possono essere considerate efficaci, in quanto «la loro osservanza risulterebbe sostanzialmente rimessa alla volontaria adesione dell’imputato, che nel caso in specie non pare prevedibile». —

Alessandra Mura

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