West Nile, la Regione ora punge i privati «Chi non disinfesta rischia la multa»
L’assessore Venturi chiede anche ai Comuni di serrare i ranghi nella lotta alle zanzare. Zappaterra: più coordinamento
E ora la guerra al virus si sposta dai fossi agricoli e dai tombini pubblici nelle case, nei cortili e nei giardini dei privati, come li definisce la pubblica amministrazione. Chi non disinfesta, ha ribadito ieri la Regione, rischia una sanzione. Buona parte del nord Italia è stata presa in contropiede quest’anno dal virus della Febbre del Nilo Occidentale. Tra la fine di luglio e il 10 agosto 30 persone, tutti pazienti anziani, hanno perso la vita negli ospedali di quattro regioni (Emilia Romagna, Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia).
la guerra agli insetti
Non esistendo un vaccino che debelli il virus la prevenzione che viene raccomandata è la lotta senza quartiere alle zanzare. Questo è il motivo per cui, oggi, l’accento tende a spostarsi direttamente sul contrasto alla diffusione dell’insetto, che nel 2018 – anche grazie alle particolari condizioni climatiche – ha colonizzato campagna e città come raramente è avvenuto in passato.
Ieri il concetto è stato esplicitato dall’assessore regionale alle Politiche della Salute, Sergio Venturi, che in commissione ha tracciato il quadro della situazione. «Bisogna applicare sanzioni sicure e certe – ha dichiarato l’assessore – a chi non fa disinfestazione, in particolare ai privati. Altrimenti diventa difficile contrastare la diffusione di focolai».
Pochi giorni fa, in Regione, Venturi aveva strigliato i Comuni, invitati a «combattere le larve quando è ora di fare la disinfestazione». Agli enti locali viene chiesto «di procedere alla distribuzione dei prodotti e di avviare iniziative comunicative per promuovere il coinvolgimento dei cittadini nella gestione di aree private. Ad agosto, vista la diffusione del virus, si è chiesto ai Comuni di raddoppiare gli interventi portandoli da una cadenza mensile a quindicinale, fino al 30 settembre». Interventi straordinari che saranno rimborsati dall’ente: per il 2018 è stato stanziato un milione di euro.
Il picco in quattro province
Critiche sono arrivate dai partiti di opposizione («Alcuni enti locali sono stati inermi», ha rimarcato la pentastellata Giulia Gibertoni) e dal Pd. «Ferrara è stata la più colpita, anche per una peculiarità territoriale – ha commentato la consigliera estense Marcella Zappaterra – ma ho visto difficoltosa un’intesa tra le istituzioni e i comuni sono andati in ordine sparso. Credo che l’anno prossimo sia opportuno che la Regione, oltre a capire se ci sono altre misure da mettere in atto, intervenga prima e lavori meglio sulla prevenzione, vigilando anche affinché i Comuni si comportino tutti nello stesso modo e che i privati facciano uso dei kit». In Regione sono stati 87 i casi di malattia neuro-invasiva per Febbre West Nile, con 14 decessi (età media delle vittime 80 anni), 7 dei quali a Ferrara, 65 le forme febbrili, 22 gli episodi di infezione senza sintomi scoperti in donatori di sangue.
Il picco si è registrato tra il 27 luglio e il 10 agosto nelle province di Modena, Bologna, Ferrara e Ravenna. —
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