Tra cultura e legalità I nigeriani in festa invitano tutta la città
«Non è solo una festa per noi della comunità nigeriana, ma tutti i ferraresi sono invitati: vogliamo farci conoscere, far vedere che non siamo come quelli che spacciano, fanno risse e altro». Kelwin...
«Non è solo una festa per noi della comunità nigeriana, ma tutti i ferraresi sono invitati: vogliamo farci conoscere, far vedere che non siamo come quelli che spacciano, fanno risse e altro». Kelwin Jacob, presidente uscente della comunità (il 6 ottobre gli subentrerà Evelyn Aghom) , farà le veci del padrone di casa, domani pomeriggio al Centro sociale del Barco (dalle 16 in poi) per una festa nella pura tradizione della cultura del gruppo etnico Igbo, uno dei più importanti della Nigeria con retroterra storici e sociali millenari. Ai presenti verranno proposti balli tradizionali in costume, i Mascirade, che vanno indietro nel tempo e sarà un modo «per scoprire qualcosa che poco conoscono di noi». E’ il primo atto, la prima tappa di un percorso che la comunità nigeriana propone alla città, visto che la settimana dopo, il 21 settembre, ai piedi del Grattacielo, è fissato un incontro con dirigenti della questura: «Saranno presenti i vari pastori delle nostre confraternite, e parleremo di ciò che si deve fare per lavorare insieme sulla legalità. I fatti di questa estate, di sangue e violenza e quelli in cui sono coinvolti cittadini di nazionalità nigeriana, come abbiamo già detto, noi li condanniamo». Kelvin Jacob lo dice dall’alto della sua figura di riferimento storica della comunità nigeriana in città, diventato interlocutore delle forze dell’ordine : «Io, noi tutti, siamo stati molto contenti nel sentir parlare i dirigenti della questura, soprattutto il dirigente Crucianelli, che ha ricordato la nostra collaborazione nel risolvere i problemi di questa estate. Ringraziamo e ribadiamo la nostra collaborazione per un vivere tranquillo». Resta però un’ombra: l’ultimo arrestato per il tentato omicidio di via Morata è stato latitante per settimane in città, a Ferrara, protetto e coperto da qualcuno: suoi connazionali? «Anche per noi è stata una sorpresa, pensavano fosse all’estero come gli altri (altri due latitanti in Francia, ndr). Come è possibile non riusciamo a capirlo, chi lo ha fatto sono persone stupide: per chiedere legalità occorre offrirla noi stessi». —
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