West Nile, il virus che fa paura non risparmia neanche i giovani
La malattia ha colpito pazienti non anziani in tutta Italia Ma è a rischio chi non ha un sistema immunitario efficiente
FERRARA. Ha 25 anni ed è ricoverata dall’altro ieri in Rianimazione nell’ospedale di Treviso a causa di una puntura di zanzara. Un nuovo caso di complicanza grave provocato dalla Febbre del Nilo Occidentale, malattia che ha colpito molti pazienti anche del Veneto, la regione italiana che nel 2018 conta il maggior numero di decessi causati dalla West Nile dopo l’Emilia Romagna. La giovane donna ricoverata soffre di una grave patologia in seguito alla quale ha subìto una compromissione delle funzioni del sistema immunitario. La sua bassa età anagrafica ha suscitato una certa sorpresa, ma i dati raccolti dall’Istituto Superiore di Sanità attraverso il portale EpiCentro confermano che la malattia può scatenare i suoi effetti più seri anche in pazienti che non hanno ancora raggiunto i 65-70 anni.
Gli ultra 65enni e ultra 75enni che soffrono di patologie importanti (cardiocircolatorie, respiratorie etc.) restano i pazienti più a rischio. Le 32 persone decedute nell’ultimo mese e mezzo in Italia avevano tutte più di 50-60 anni. Ma le statistiche raccolte nelle regioni in cui si sono manifestati gli episodi più gravi, culminati in encefalite, dicono che 9 pazienti (6 in Emilia Romagna, 2 nel Veneto e 1 in Piemonte) hanno un’età compresa tra i 15 e i 44 anni. Ancora più nutrito il gruppo di pazienti ricoverati con un’età che copre la classe 45 –64 anni: 21. Non risultano ricoverati ragazzi sotto i 15 anni, mentre l’80% delle persone che hanno contratto la forma neuroinvasiva ha almeno 65 anni.
«La West Nile – conferma l’infettivologo Marco Libanore, direttore del reparto di Malattie infettive dell’azienda ospedaliera – non colpisce solo le persone più anziane. Il virus può trovare buone condizioni per moltiplicarsi e insediarsi nell’encefalo anche in pazienti molto più giovani. Quali sono le condizioni che possono agevolare il virus? Alcune malattie del sangue, ad esempio linfomi o leucemie, che possono causare un abbassamento delle difese immunitarie del paziente e rendere più facile l’azione dell’agente infettivo».
C’è da precisare che non tutti gli immunodepressi, se punti, poi si ammalano. «Abbiamo avuto un paziente sottoposto ad una duplice terapia di immunosoppressione che quando è entrato in ospedale era positivo al virus, ma quando è uscito aveva sviluppato gli anticorpi e non si è ammalato», precia Libanore. La responsabile della trasmissione all’uomo della malattia resta sempre la zanzara, contro la quale le regioni si sono mosse con un certo ritardo. «In effetti la zanzara che punge – spiega Libanore – ha un ruolo molto importante nella trasmissione della malattia: di solito viene infettata quando pizzica un uccello e mentre trasporta il virus lo aiuta a moltiplicarsi e ne rinforza l’involucro esterno. In più può inoculare una carica virale più o meno alta. –
Gi. Ca.
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