Un'ipoteca sul referendum Mesola-Goro
Il fondo domenicale del direttore della Nuova Ferrara sulla fusione dei Comuni
FERRARA. Siamo stati facili profeti nel prospettare una strada in salita per le fusioni, quella dei quattro comuni chiamati al referendum del 7 ottobre e più ancora per i due progetti di accorpamento che dovrebbero affrontare il giudizio popolare in dicembre. Dovrebbero, potrebbero: da venerdì sera il condizionale è precauzione d’obbligo a Mesola e Goro, per l’eventualità inattesa che neppure si arrivi alle urne.
La questione è frutto della crisi politica esplosa a Mesola con il passaggio all’opposizione di un consigliere e il no a sorpresa di un collega che hanno riequilibrato i numeri in aula tra la (ex) maggioranza e la (ex) minoranza: sei a sei, con il tredicesimo seggio che spetterebbe alla lista che ha vinto le elezioni ma che dopo una serie di rinunce resta vuoto per mancanza di candidati. Una situazione di stallo che l’altra sera ha bloccato una delibera urbanistica – questione di asfalti e di espropri – ma nel futuro minaccia di sfibrare l’azione di governo; alla lunga, non con una spallata per la quale non ci sono i numeri, ma con un logorio costante, tanto più incisivo con il bilancio da predisporre e varare. Se mai dovesse finire con una resa dell’amministrazione e conseguente commissariamento, l’iter della fusione si interromperebbe lì. E’ un’eventualità. Che ha subito acceso appetiti e preoccupazioni, e richiamato l’attenzione dei partiti.
I numeri, venerdì sera, si sono fatti valere anche a Goro. La defezione strategica della minoranza, che si è sommata ad un’assenza prevista nei banchi dell’amministrazione, ha portato al rinvio della discussione sulla terna di opzioni per la denominazione del nuovo ente. Anche da quella sponda un segnale di difficoltà. Staremo a vedere.
Buona domenica.
Luca Traini
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