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Proteggere i ragazzi dall’odio

Molti anni fa, in una piccola scuola di un piccolo comune, si trovarono sedute nella stessa classe due bambine, che avevano una storia diversa da tutte le altre: la madre di una era stata uccisa dal...

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Molti anni fa, in una piccola scuola di un piccolo comune, si trovarono sedute nella stessa classe due bambine, che avevano una storia diversa da tutte le altre: la madre di una era stata uccisa dal padre dell’altra. Le maestre seppero costruire un contesto in cui le due bambine potessero vivere insieme e parlarsi. Il percorso fu doloroso e bello. A chi le ringraziava, le maestre risposero semplicemente «Noi facciamo il nostro mestiere». (storia narrata dal professor Andrea Canevaro nel 2004).

In occasione di questo inizio anno scolastico mi piace andare oltre i problemi della scuola - a volte reali, a volte falsi - e pensare una possibile risposta alla domanda: «Qual è oggi il mestiere di chi è nella scuola, insegnanti, studenti, genitori…?». Frutto dell’iper-connessione pervasiva, sentiamo montare attorno e dentro noi stessi un pericoloso mutamento etico, veloce e massiccio: i social (e l’uso scriteriato che talvolta se ne fa) consentono la proliferazione di manifestazioni di rabbia indistinta, pronta a trasformarsi in odio non appena individuata la vittima. Questo odio magmatico sta risalendo dalle viscere del mondo virtuale - in cui già tanto dolore produce - per eruttare nel mondo reale (...).

Quindi, alla domanda che sopra mi ponevo sul “mestiere”, rispondo che oggi il primo compito educativo della scuola, della famiglia, dei giovani, è quello di essere e costruire protezione. Protezione dalla rabbia che si spande e intossica ogni aspetto della vita, perché, quando si comincia, si trova sempre qualcuno o qualcosa da odiare. (...)

Le maestre con cui ho iniziato questo messaggio hanno sognato la salvezza delle due bambine e, mettendo in gioco la loro libertà umana e competenza professionale, sono arrivate a proteggerle dalla storia di dolore e odio in cui erano state precipitate dai loro padri. Non si tratta di proteggere soltanto dall’odio degli altri. Occorre proteggerci pure dalla rabbia e dall’odio che ciascuno di noi porta dentro di sè (...). Scegliamo di camminare nella luce dell’altruismo creativo. —

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