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Opposizioni unite per il “No” «Fusione solo per i politici»

Opposizioni unite per il “No” «Fusione solo per i politici»

Il referente leghista Felisatti e la lista Interesse comune concordi nella critica «Il progetto si motiva solo con i contributi in arrivo, ma mancano programmi»

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Le opposizioni prendono distanza dalla fusione in atto fra i Comuni di Berra e Ro. Praticamente in contemporanea esprimono lo stesso diniego sia la Lega che Interesse comune, la lista di opposizione di Berra. Al voto (il referendum è domenica 7 ottobre) mancano una ventina di giorni e le diverse parti prendono posizione.

Un “no” deciso

Si ricorderà, parlando della Lega, che già il segretario provinciale della Lega (nonché capogruppo in consiglio regionale), Alan Fabbri, espresse le proprie perplessità su questa fusione, pur votando a favore quando la Legge regionale passò in consiglio, per lasciare la possibilità ai cittadini di poter scegliere. Ora il nuovo referente della Lega per i due Comuni, Fabio Felisatti (subentrato all’espulso Stefano Bigoni), dice il suo “No” convinto a questo progetto. «Non siamo, a priori, contro le fusioni se queste sono eseguite in nome del bene comune, con progetti sostanziali e con un reale intento comune di progredire. Siamo contro, però, a quelle fusioni “improvvisate” - dice Felisatti -, pensate solo per attingere qualche soldo, nell’incapacità di gestire la cosa pubblica. Da oltre 50 anni questa sinistra, che ora per i Comuni di Ro è Berra è così ovviamente e fortemente motivata per il “Sì”, ci vuole prendere in giro. Non vi sono progetti, neppure necessità di servizi, visto che ormai sono tutti demandati all’Unione. Questa fusione è la meno opportuna da molti punti di vista, per questo diciamo ai cittadini di non votare a occhi chiusi quella che riteniamo una cambiale in bianco, un matrimonio di soli disagi».

Opposizione contro

Dopo qualche timida critica al progetto, atteggiamento contestato anche dal “collega” di opposizione, l’ex leghista Bigoni (favorevole), anche la lista Interesse comune di Berra si schiera decisa per il “No”. «Di fronte a questa scelta sbagliata - dicono Simone Grandi e Marco Leonardi -, il gruppo Interesse comune ha già espresso la propria contrarietà. L’idea di ridurre il numero delle amministrazioni locali, da tempo cavallo di battaglia dei protagonisti politici che gestiscono gran parte del Ferrarese, è ormai l’ultima occasione per mantenere ancora nelle proprie mani la gestione della cosa pubblica. Sperando nella scarsa partecipazione popolare e sicuri che quella parte di elettorato che deve dire sempre “Sì” ai padroni del vapore sia maggioranza alle urne».

Le critiche di Interesse comune sono simili a quelle della Lega: «Questa idea di fusione - spiegano - manca completamente di un progetto complessivo di fondo. Cosa devono fare questi territori insieme? Qual è l’idea di sviluppo che c’è dietro? Cosa assicuriamo alle future generazioni? Su questo la completa mancanza di progetto lascia sconcertati. Per avvalorare il “Sì” la motivazione è solo quella dell’ingente contributo che domani non ci sarebbe più. Falsità: la fusione Berra-Ro è la meno conveniente di quelle possibili all’interno dell’ex Mandamento e il contributo non è a scadenza, invece lo sono le amministrazioni di sinistra. Riteniamo sia prioritario sistemare e far funzionare l’Unione Terre e fiumi, riducendo le spese e aumentando qualità e quantità dei servizi erogati. Poi, e con un processo condiviso consapevolmente dai cittadini, si dovrà affrontare un serio discorso di fusione tra i Comuni del Mandamento, evitando doppioni, di spese e poltrone». —

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