«Io, licenziata dopo vent’anni temo un incarico lontano da casa»
LA TESTIMONIANZALavorare per vent’anni come co.co.co, con la speranza di un’assunzione che non arriverà mai e l’illusione, dopo un periodo tanto lungo e continuato, di aver raggiunto una parvenza di...
LA TESTIMONIANZA
Lavorare per vent’anni come co.co.co, con la speranza di un’assunzione che non arriverà mai e l’illusione, dopo un periodo tanto lungo e continuato, di aver raggiunto una parvenza di stabilità. E poi, arrivata all’età in cui un’occupazione sicura dovrebbe essere la norma, ricominciare tutto daccapo, come una studentessa neolaureata.
È successo a Carla, residente a Cento, anche lei ieri all’Aleotti tra le centinaia di insegnanti precari in cerca di una cattedra. Il suo contratto di collaborazione continuata e continuativa non si è trasformato nell’agognato posto fisso, ma in un mancato rinnovo, di fatto un licenziamento. «Ero addetta alla biblioteca e intanto insegnavo italiano agli stranieri - racconta - Mi ero illusa di ottenere un’occupazione a tempo indeterminato, anche perché il mio lavoro mi piaceva, ed era perfetto per le mie esigenze familiari».
La sua nuova parentesi di precariato si è aperta l’anno scorso quando, come insegnante di terza fascia, era stata convocata direttamente e assegnata alla destinazione da lei indicata: «Praticamente dietro casa, quasi impossibile che possa succedere ancora». Quest’anno, si sa, l’esaurimento delle Gae ha infatti imposto di attingere fin da subito anche alle graduatorie dei non abilitati, con la prospettiva di dover accettare incarichi dalla parte opposta della provincia rispetto al proprio luogo di residenza. Con la sensazione tutt’altro che gratificante di un infinito tirocinio. —
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