West Nile, si lavora sui sintomi sentinella
Preoccupano anche Chikungunya, Dengue, Zika, Usutu: le nuove malattie che rendono difficoltosa la diagnosi precoce
Un “cocktail” di malattie esotiche che, negli ultimo decennio, è entrato nei Piani nazionali di vigilanza sugli arbovirus, microrganismi che solo occasionalmente infettano l’uomo. Quello della West Nile è diventato tristemente famoso, quest’anno, per la lunga catena di ricoveri in Italia e per gli oltre 30 morti, fra cui 8 a Ferrara, la provincia che ha pagato finora il prezzo più alto.
Ieri al tema è stata dedicata una sessione della prima giornata dei lavori del “Festival delle Scienze infettivologiche”, ospitato dall’Imbarcadero. E per alcune ore sono risuonati i nomi di malattie che fino a qualche anno fa erano poco conosciute nel Belpaese: oltre alla West Nile, Chikungunya, Zika, Usutu, Dengue, Virus Toscana. Oppure l’encefalite da zecche, malattia che ha iniziato ad attrarre l’interesse degli infettivologi italiani.
sintoimi da decifrare
L’Istituto Superiore di Sanità (Iss) ha iniziato a pubblicare Piani di intervento per queste infezioni dal 2010 e nel giro di pochi anni ha dovuto integrare le linee guida inserendo nuovi suggerimenti per gli operatori e gli enti interessati.
Il messaggio uscito dalla sessione di ieri pomeriggio è che si tratta di infezioni insidiose che spesso non si manifestano con sintomi specifici, un aspetto che può ingannare lo specialista e rallentare la diagnosi rendendo più difficoltoso e incerto, poi, il recupero del paziente. E sebbene la West Nile sia considerata una infezione meno pericolosa di altre (la forma neuroinvasiva, quella più grave, si manifesta in meno dell’1% dei pazienti) quest’anno il bilancio delle vittime e dei contagi ha assunto una dimensione di particolare rilievo. L’infettivologo Marco Libanore, direttore del reparto di Malattie infettive del Sant’Anna, ha ricordato che i mutamenti climatici (da clima temperato mediterraneo a tropicale o sub-tropicale) hanno avuto un peso non indifferente nell’agevolare la proliferazione delle zanzare (la Culex per la West Nile, la tigre per Zika, Chikungunya e Dengue), insetti che veicolano il virus da altri ospiti all’uomo.
Il primo pool di zanzare infette nel 2018 è stato isolato nel Polesine, a giugno: pochi giorni dopo, il 16, il primo paziente ammalato della stagione è entrato in ospedale a Rovigo. A Ferrara sono ancora ricoverate due persone, l’ultimo decesso risale a martedì 18.
sensibilizzare i medici
Libanore ha confermato l’intenzione di proporre all’Iss l’ipotesi di un vaccino contro la West Nile utilizzando le immunoglobuline di pazienti immuni, anche se il progetto solleva problemi di tipo organizzativo. Un contributo interessante è arrivato da Giada Rossini, del Centro di Riferimento Regionale per le Emergenze Microbiologiche, del S. Orsola, a Bologna, che esegue i test sui campioni biologici. Dal lei l’invito ai medici di rendere più complete le informazioni inserite nella scheda del paziente in modo da agevolare il lavoro di chi deve cercare l’agente infettivo in laboratorio; per migliorare la sensibilità dei test inoltre si devono prelevare più campioni (urina, sangue, plasma, liquor). Tutti hanno sottolineato l’importanza di sensibilizzare gli specialisti ospedalieri a valutare subito, in presenza di determinati sintomi (sonnolenza, febbre alta, rigidità nucale), anche l’ipotesi di un’infezione da arbovirus. Anche oggi, davanti all’Imbarcadero, si può effettuare il test salivare rapido per i virus Hiv (Aids) e Hcv (epatite C) dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18. –
Gi. Ca.
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