Il cavolo, una “cenerentola” con grandi doti da scoprire
Una coltura ancora poco sviluppata nel territorio ma ricca di potenzialità Naldi (Confagricoltura): annata positiva, prevediamo 250 quintali per ettaro
Luisito Naldi, vicepresidente di Confagricoltura Codigoro con terreni in Valle Giralda, può essere considerato a giusta ragione un precursore della coltura del cavolfiore, peraltro ancora poco sviluppata nel nostro territorio: «Ormai da 4/5 anni destino circa 2,5 ettari di terreno a cavolfiore così, terminato il raccolto del pisello, a metà luglio abbiamo effettuato il trapianto delle piantine, poi l’irrigazione, molto importante nella prima fase, e ora stiamo provvedendo al diserbo delle infestanti effettuando i trattamenti come da disciplinare e, verso il 20 ottobre, avremo il raccolto. A oggi il prodotto è bellissimo, sono soddisfatto e non abbiamo avuto problemi, quest’anno per la semina ho scelto un terreno ben drenato e più alto rispetto al livello del mare per non incorrere, come avvenuto lo scorso anno, nelle problematiche causate dalle troppe acque. Poi, a fine raccolto, il nostro prodotto verrà conferito all’industria alimentare per il fresco e surgelato. Prevediamo circa 250 quintali per ettaro, una buona resa dovuta anche alla concimazione, infatti il cavolfiore si avvantaggia notevolmente della concimazione organica, lasciando una buona fertilità residua» .
Tipologie vegetali
«Il nome cavolfiore, dal latino caulis et floris, fa parte della famiglia delle crucifere e comprende quasi 4000 specie vegetali: cavolo, cavolo cappuccio, cavoletto di Bruxelles, broccolo, rapa, ravanello, senape e rafano».
Lo ricorda Confagricoltura Ferrara, che prosegue: «La pianta del cavolfiore predilige un clima fresco e umido, tuttavia le varietà attuali consentono di coltivarla con ottimi risultati in gran parte del nostro Paese, soprattutto nelle regioni centro-meridionali con maturazioni precoci, medie, tardive e molto tardive. La maggior parte delle cultivar allevate nelle nostre campagne presenta la “testa” di colore bianco, ma in altre regioni esistono produzioni locali di vario colore e forma. Fornisce maggiori risultati produttivi in zone a clima umido e fresco; questo ortaggio teme la siccità, per questo la coltura più diffusa è quella a ciclo autunno-invernale, ma anche temperature molto basse possono danneggiare la pianta. La semina è consigliata su terreni a medio impasto, ben drenati e ricchi di sostanza organica».
Per garantire un’adeguata riserva idrica alla pianta e sostegno all’apparato radicale, è necessaria una lavorazione profonda del terreno. È una coltura da rinnovo intercalare e può seguire gli ortaggi o il grano. Vengono usate piantine allevate in vivaio poi trapiantate, la raccolta è a scalare e la sua presenza sul mercato va da ottobre a maggio. Poiché la maturazione avviene in più momenti, sono necessari più raccolti, mentre il prodotto riservato all’industria viene raccolto in un unico step.
Le potenzialità benefiche
Il cavolo nel corso della sua storia è stato ampiamente utilizzato per le potenzialità benefiche: è ricco di acqua (+90%), ha grande valore energetico, è ricco di potassio, ferro, fosforo e presenta composti che sembra svolgano azione antitumorale. Al suo interno le vitamine del gruppo A, B2, K e acido folico. Il suo consumo alimentare avviene sia allo stato fresco, che surgelato, sottolio, sottaceto, disidratato. –
Andrea Tebaldi
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