La Nuova Ferrara

Ferrara

Popolari venete Gli azzerati ferraresi ora esplorano la strada delle cause

Stefano Ciervo
Popolari venete Gli azzerati ferraresi ora esplorano la strada delle cause

Migliaia di risparmiatori “impigliati” in Veneto Banca e Bpvi Confconsumatori: per loro meglio i tribunali degli arbitrati 

3 MINUTI DI LETTURA





Gli azzerati ferraresi delle banche non si trovano solo tra le “vittime” del crac Carife. Un folto gruppo di risparmiatori a cavallo del Po, tra la sponda ferrarese e la striscia polesana, sono infatti coinvolti in analoghe vicende che hanno travolto le popolari venete, e stanno cercando un modo per recuperare almeno in parte le decine di migliaia di euro a famiglia andate in fumo. Le loro storie mettono però in luce sostanziali differenze con le dinamiche degli investimenti in Carife, e di conseguenza le strade per recuperare i soldi perduti portano più nelle aule dei tribunali civili che in quelle parlamentari, a caccia degli scarni fondi pubblici.

Numeri impressionanti

Un’esatta stima “territoriale” degli azzerati di Veneto Banca e Popolare di Vicenza non esiste, quindi bisogna affidarsi a chi lavora sul campo. «Confconsumatori Ferrara ha aperto punti operativi anche a Rovigo e in altre città del Veneto, proprio per cogliere la domanda di tutela di tantissimi risparmiatori ferraresi e polesani coinvolti nel dissesto delle popolari - spiega Antonio Frascerra, avvocato e presidente dell’associazione - Secondo i nostri conteggi sono almeno 3.500-4.000 i residenti tra le due sponde del Po ad aver investito e perduto soldi in azioni di quelle banche».

La prima differenza rispetto a Carife è l’elevata entità dell’investimento medio, in azioni o obbligazioni subordinate poi convertite: 50mila euro, con soglie minime di 20-25mila euro. Si sta quindi parlando di una perdita di ricchezza “territoriale” di oltre 150 milioni, in capo a famiglie o imprese.

prestito? A soci e con mutuo

Questo dato si spiega con le modalità attraverso le quali semplici risparmiatori sono diventati soci delle popolari. Il caso di una giovane famiglia ferrarese su Veneto Banca è esemplificativo: «Avevano chiesto otto anni fa un prestito per acquistare il mobilio di casa - sintetizza Frascerra - La banca concesse 20mila euro, assieme però all’accensione di un mutuo da 36mila euro con il quale acquistare loro titoli. La rata del mutuo era attorno a 250 euro al mese». Si tratta delle cosiddette operazioni “baciate”, che possono riguardare anche altri tipi di benefici, come sconti sulle spese di tenuta conto.

Tribunali in azione

Si tratta di operazioni annullabili in sede civile, «è già successo nel caso della famiglia ferrarese, che ha visto annullare da parte del tribunale di Vicenza il contratto di mutuo, con la recupero delle rate già pagate e l’obbligo a restituire il prestito senza interessi - spiega il responsabile di Confconsumatori - Si tratta di cause che, a differenza di quelle Carife, non hanno bisogno di testimonianze e documentazione specifica, bastano le date dei contratti “baciati” per orientare favorevolmente i giudici. Ecco perché intendiamo portare in tribunale e non dagli arbitrati tutti questi casi». Le cause in corso sono una decina.

Legittimazione passiva

Il problema anche in questo caso resta la chiamata in causa di un soggetto solvibile, cioè Intesa San Paolo . Le pronunce dei tribunali sono altalenanti, la più recente a Vicenza ha dato ragione ai risparmiatori ma Udine, ad esempio, ha limitato la chiamata in causa di Intesa ai contenziosi pendenti al giugno 2017. «Registriamo in certi casi difficoltà ad ottenere la documentazione da Intesa, ricorreremo a ingiunzioni» minaccia Frascerra. —

Stefano Ciervo

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google