Sciopero di 24 ore e presidio in centro Clara si ferma
I lavoratori contro la scelta di non rinnovare i contratti a termine fatta dalla società che raccoglie rifiuti in 21 Comuni ferraresi
COPPARO
Clara si ferma per 24 ore. Oggi e per tutta la giornata scioperano infatti - con un presidio dalle 10 a Copparo - i dipendenti di quella che è la maggiore azienda pubblica provinciale nella raccolta rifiuti e serve 21 comuni ferraresi su 23 (la società non è attiva solo a Ferrara e Argenta). Per questo oggi possono verificarsi problemi nella raccolta dei rifiuti e mancate apertura di alcuni centri di raccolta e sportelli. Saranno garantiti solo i servizi previsti per legge.
Lo sciopero è stato indetto da Fp-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti dopo che i lavoratori, nelle assemblee, hanno deciso per la giornata di protesta.
la vertenza
Nodo della contesa, che non si è risolta nemmeno con la mediazione della prefettura, è la decisione presa dalla società di non rinnovare cento contratti a termine, 37 dei quali già entro l’anno. Una decisione comunicata ai sindacati a fine agosto e motivata dall’azienda con problemi legati al Decreto dignità e alla necessità di rivedere turni e orari. Ma lavoratori e sindacati si sono subito mobilitati e, non ritenendo valide le motivazioni aziendali, sono arrivati allo sciopero.
Oggi il presidio si terrà davanti all’ex caserma dei carabinieri di Copparo, «simbolo», spiegano i sindacati, delle cose che a loro avviso non funzionano in Clara: qui doveva sorgere la sede aziendale, ma ancora «è tutto fermo». Sollecitato anche un incontro con i sindaci, ma fino a ieri, non sarebbero arrivate conferme, così come conferme non sono arrivate per un possibile incontro con l’azienda.
coinvolti i cittadini
I lavoratori di Clara, nell’imminenza dello sciopero hanno anche coinvolto i cittadini, con un documento in cui spiegano i motivi della protesta: «Abbiamo deciso di scioperare - scrivono - perché si è bloccata la trattativa tra azienda e rappresentanze sindacali relativa al nuovo modello di organizzazione aziendale», che mette a rischio «cento contratti di lavoro a tempo determinato».
Ritenendo quindi «molto difficile mantenere o migliorare un servizio con cento lavoratori in meno», i lavoratori evidenziano come «stabilizzare la base occupazionale non significa necessariamente agire sulla leva delle tariffe, significa progettare servizi mirati, fare investimenti oculati, riversare gli introiti del riutilizzo delle materie raccolte sulle politiche tariffarie». —
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