«Clima, difendere il territorio e la costa»
Ferrara tra le aree più calde d’Italia. Bratti (Ispra): casse d’espansione, fermare il consumo di suolo, lotta alla subsidenza
«Agire sulle condizioni che influenzano il clima è importantissimo ma le cosiddette misure di “mitigazione” non garantiscono risultati nel breve o brevissimo periodo. Nell’immediato occorre intervenire investendo e programmando anche a livello locale».
Alessandro Bratti, direttore di Ispra, l’agenzia nazionale per la tutela dell’ambiente, commenta i dati pubblicati ieri dalla “Nuova” che lanciano Ferrara e la confinante Modena tra le aree geografiche che si stanno riscaldando più rapidamente, al 7° posto nazionale e alla 105ª posizione in Europa. Ma non è semplice fermare un fenomeno invasivo e diffuso come il global warming, che sta richiamando da anni l’attenzione degli scienziati sulle azioni che si possono mettere in pratica per ridurre gli effetti che comportano ad esempio lo scioglimento dei ghiacciai, i fenomeni meteorologici più estremi, l’innalzamento del livello dei mari. «Sono stati compiuti studi che, in un futuro incerto e più o meno lontano, prevedono l’ingresso del mare sulla terraferma fino alle porte di Ferrara», ricorda Bratti che rispolvera fra l’altro una ricerca pubblicata alcuni anni fa dalla rivista “Le Scienze”.
le ricette internazionali
Uno dei percorsi che siamo obbligati a percorrere, prosegue il direttore di Ispra, è «dare corso ai contenuti dei trattati internazionali che fissano obiettivi precisi e scadenze entro cui limitare le emissioni cosiddette “serra” che non sono propriamente inquinanti ma che condizionano in modo rilevante il clima. Parliamo di efficientamento energetico e promozione delle energie rinnovabili, riduzione delle emissioni da combustibili fossili, che sono misure fondamentali ma il cui effetto è apprezzabile nell’arco di tempo di una generazione». Quello che oggi bisogna prevenire con scelte e politiche adeguate, prosegue Bratti, sono i fenomeni meteo intensi (alluvioni, frane), le siccità, circostanze che spesso tendono ad alternarsi nello stesso territorio, l’invasione da parte di specie aliene, i colpi di calore che possono causare decine o centinaia di morti. «Oggi possiamo dire – aggiunge il direttore di Ispra – che l’Ibis sacro del Nilo sta causando gravi danni alle coltivazioni nel delta, che alcune specie di pesci tropicali stanno invadendo il Mediterraneo e che ci sono zanzare che infettano l’uomo con malattie esotiche fino a qualche tempo fa sconosciute nel nostro Paese, come la West Nile o la Chikungunya».
conservare il territorio
Su quali interventi concentrarsi, quindi, in attesa che le azioni di “mitigazione” concretizzino i loro effetti? «Sulla realizzazione di casse di espansione per poter affrontare le piene dei fiumi senza che provochino danni al territorio circostante o realizzare bacini che consentano di conservare le riserve idriche per i periodi di siccità - elenca Bratti - attuare politiche “consapevoli” e responsabili in materia di espansioni e progettazioni edilizie, difendere la costa per evitare che il mare si espanda sulla terraferma anche rallentando o contenendo il consumo di suolo e contrastando la subsidenza». In pratica, conclude Bratti, sulla realizzazione di piani di adattamento climatico e sulla creazione di “comunità resilienti”, che possano reagire a situazioni di grave disagio provocato dalle mutazioni del clima, possono impegnarsi efficacemente governi nazionali, altri livelli di gestione amministrativa e gli enti locali». —
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